Spose non convenzionali: abito bianco, no grazie

L’abito da sposa è, almeno nella cultura occidentale, facilmente associabile a un immaginario eteronormativo fatto di lunghi vestiti bianchi, in tulle, pizzo o seta, dalle forme più o meno sinuose, con strascico e velo. In questo universo estetico, un elemento sembra prevalere su tutti: il bianco. Questa scelta non è casuale. Come gran parte delle tradizioni legate al costume, affonda le sue radici in credenze e retaggi culturali antichi, ormai profondamente radicati nell’immaginario collettivo di interi popoli. Il bianco è infatti, da sempre, simbolo di purezza e, in passato, era direttamente collegato alla verginità femminile: la sposa arrivava all’altare “intatta”, secondo una visione fortemente religiosa legata alle famose ‘virtù’.

La sposa contemporanea, però, è ormai distante da questi significati. La purezza non è più legata a una dimensione sessuale, né il matrimonio rappresenta una prova o una certificazione prettamente morale o religiosa. Oggi può essere un atto formale, una celebrazione sociale o, nel migliore dei casi, una festa libera e autentica dell’unione tra due persone. In questo contesto, anche l’abito cambia funzione: non è più simbolo di un valore imposto, ma diventa espressione di individualità e gusto personale. Questa libertà si manifesta non solo nel design, ma anche, e forse soprattutto, nel colore.

Le prime vere avanguardiste della rottura con il bianco tradizionale furono le grandi star degli anni ’50 e ’60. E questo non è un caso, si trattava infatti di decenni segnati da una crescente rivendicazione della libertà femminile e da una nuova consapevolezza della propria identità. Tra i primi esempi spicca Marilyn Monroe, che nel 1954 sposò Joe DiMaggio indossando un tailleur in lana marrone scuro con collo in pelliccia bianca. Una scelta sobria e sofisticata, lontana anni luce dall’idea tradizionale di abito da sposa, ma perfettamente coerente con un’immagine più adulta e consapevole. Sulla stessa linea, ma con una sensibilità diversa, si colloca Audrey Hepburn, che per il matrimonio con Andrea Dotti nel 1969 scelse un completo rosa pallido firmato Hubert de Givenchy. Un abito a maniche lunghe, con collo a imbuto, essenziale e raffinato, abbinato a collant bianchi, guanti candidi e ballerine basse. La cerimonia civile, celebrata in Svizzera, contribuì a definire uno stile discreto ma rivoluzionario, lontano dagli eccessi della tradizione.

Regina indiscussa dei matrimoni, ben otto, e delle scelte non convenzionali fu Elizabeth Taylor. Almeno cinque degli abiti indossati furono colorati e anticonvenzionali: dal verde oliva del 1959 al celebre giallo brillante del suo primo matrimonio con Richard Burton nel 1964. In quell’occasione, l’attrice scelse un abito al ginocchio in stile impero, firmato dalla costumista di Cleopatra, Irene Sharaff, completato da una scenografica acconciatura di Alexandre de Paris intrecciata con fiori d’arancio. D’altronde, tutto si può dire di Taylor tranne che fosse una donna sobria: anche nei gioielli prediligeva l’eccesso, come dimostrano i celebri diamanti regalati da Burton, tra i più imponenti mai visti.

Questa tendenza non si è esaurita con il passato, ma continua ancora oggi, reinterpretata dalle celebrità contemporanee. Julianne Moore, ad esempio, ha scelto un abito in seta opaca rosa-lilla, essenziale e fluido, abbinato a accessori verdi che creavano un raffinato contrasto con i suoi capelli rossi. Più eterea, invece, la scelta di Chloë Grace Moretz, che ha optato per un lungo abito azzurro chiaro disegnato da Nicolas Ghesquière, caratterizzato da balze in raso, guanti coordinati e un lunghissimo velo nello stesso tono.

In definitiva, il bianco non è più una regola, ma una possibilità tra le tante. L’abito da sposa, dalla modernità fino ad oggi, non racconta più ciò che una donna “deve essere”, ma ciò che sceglie di esprimere, e il colore è solo uno dei tanti elementi di cui si dispone per fare emergere la propria personalità.


[📷 Getty Images; IPA]

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