Ogni nuovo lancio di Phoebe Philo ci conferma la sua grande capacità -cosa sempre più rara se pensiamo ad altri brand-, di saper esprimere desiderabilità pur restando fedele a un immaginario che nel tempo è diventato riconoscibile al primo sguardo. La designer britannica, nota per aver saputo introdurre un’estetica femminile innovativa ai tempi della direzione creativa da Celine, ci dimostra che non serve necessariamente una sfilata nei calendari ufficiali della moda internazionale per far parlare di sé, soprattutto in questo periodo storico. Basta avere un’idea vincente, una coerenza estetica che sappia essere convincente e che possa sedurre la clientela attraverso capi che esprimono qualità, lusso, innovazione e durata nel tempo, che possano essere dunque degli investimenti validi, al di là della stagionalità e delle tendenze. Phoebe non copia, al massimo si lascia copiare. Lo abbiamo visto in tutte le collezioni recenti: quei capospalla strutturati, quel bisogno tattile e primordiale che si declina in pellame di qualità e forme morbidamente architettoniche, quei total look che possano essere funzionali a un guardaroba tanto quotidiano quanto destinato a occasioni più importanti, sono tutti dettami che di cui lei in primis è stata pioniera, e il suo marchio omonimo ne è rappresentazione squisita.
Non è un caso che ogni drop del brand venga atteso e accolto con entusiasmo. E non fa eccezione nemmeno l’ultimo, lanciato ufficialmente ieri sul sito ufficiale e comunicato attraverso i social media, imprimendo un immaginario che è si costante nella sua intenzionalità, ma che non annoia mai. Vero fiore all’occhiello di questa collezione, le calzature: sensuali nel loro minimalismo, esprimono comfort eppure sono femminili, letali nel loro incedere. E quale connubio migliore per la donna contemporanea se non quello di potersi sentire seducentemente potente senza costringersi a una vita scomoda e di privazioni? La donna di Philo è una donna che sa quello che vuole, ovvero sentirsi confident nella sua pelle, adeguata a ogni ruolo o situazione, pronta a vivere la sua vita senza obbligarsi a diktat invalidanti. E poi, ancora, la poetica del capospalla, inteso come capo statement, come elemento distintivo che, nella sua silenziosa maestosità, resta centrale e non necessita di troppo altro per farsi notare. Anche in questa essenzialità, Philo è vincente, perché ricorda quanto a volte basti concentrarsi su un unico capo per fare la differenza, senza troppi fronzoli. Sono bomber jacket in pelle con scolli importanti e geometrici, trenchcoat classici ma arricchiti da colli a imbuto, giacche che segnano il punto vita con grazia potente, enfatizzando la silhouette femminile anche nella linearità di una sartorialità rigorosa ma estasiante. Troviamo cappotti accappatoio in pelo texturizzato, bomber in tessuto tecnico che apportano eleganza nell’ordinario della quotidianità; e poi tagli, design cut-out che ritroviamo nelle giacche in pelle che svelano le braccia e diventano un ibrido strutturato tra mantella e biker jacket.
Negli accessori, la creatività della designer aggiunge quel gusto per l’effimero che tuttavia non è mai too much: spille con maxi rouches da portare sui cappotti o t-shirt, o collane in argento con catene minimali che si inseriscono in un panorama di portabilità più ampio ma sempre timeless. Non sappiamo se un giorno la designer sceglierà di fare il salto della passerella e presentare le sue collezioni in fashion week, ma per il momento possiamo affermare con tranquillità che non ce n’è bisogno.
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