La Cruise di Dior parte da Los Angeles:
Il mito di Hollywood secondo Jonathan Anderson

Dimenticate gli interni di Avenue Montaigne, con i loro specchi finemente decorati, le boiserie immacolate e i grandi vasi di rose perfettamente distribuiti nelle stanze: Parigi ha preso un volo per la West Coast, più precisamente per Los Angeles. È qui, infatti, che Dior ha scelto di presentare la sua nuova collezione Cruise 2027, la prima firmata da Jonathan Anderson, che ha deciso di reinterpretare uno dei legami più antichi e identitari della maison francese: quello con Hollywood. Monsieur Dior ha infatti vestito le dive ancor prima che il concetto stesso di divismo esplodesse nella sua accezione popolare: Rita Hayworth e Marlene Dietrich erano le sue muse predilette, ma anche Grace Kelly e, letteralmente, ogni attrice che abbia dato volto ai ruoli più importanti del cinema dell’epoca. Nessuna riuscì a resistere al fascino di indossare un New Look. Oggi Anderson sceglie di omaggiare questa connessione, parte integrante del DNA di Dior, senza cedere alla nostalgia, ma attraverso un’entusiasta esplorazione stilistica che appare fresca come i venti che soffiano sulle spiagge di LA e, al contempo, impeccabilmente sofisticata e minuziosamente lavorata, con richiami al glamour della vecchia Hollywood e ai suoi miti.

La location è il LACMA: un’istituzione dell’arte internazionale che accoglie gli ospiti con la suggestiva installazione Urban Light di Chris Burden, una composizione di 202 lampioni storici divenuta nel tempo uno degli scorci più fotografati di Los Angeles. L’atmosfera è cinematografica: auto metalliche irrompono nell’oscurità di una notte californiana, dove il thriller incontra lo scintillio e la mente corre ai grandi classici di Hitchcock o al lynchiano Mulholland Drive. Le luci ad alto tasso di drama si riflettono sulle superfici degli abiti: mai come in questo show Anderson mostra la sua passione per uno sparkling contaminato da energie creative antitetiche ma geniali. I fiori tipici della maison -che ritroviamo nel decorativismo giocoso del designer -sbocciano nella fredda notte losangelina, mentre gli abiti svettano fluttuanti in un dinamismo cadenzato e poetico, reso ancora più impattante da frange, applicazioni scintillanti, nastri e giochi di colore che definiscono il cammino della nuova musa Dior.

L’uomo, invece, non rinuncia al sartoriale, con silhouette definite e slim fit, ma anche mantelle scintillanti degne di un eroe protagonista di una storia che non vediamo l’ora di ascoltare. In testa, il frutto della collaborazione con il maestro dei cappelli per eccellenza, Stephen Jones: copricapi con le scritte “Dior” e “Buzz” che ricordano quanto l’aspetto playful di Anderson riesca a inserirsi perfettamente in ogni narrazione, in qualsiasi parte del mondo si trovi. Che piaccia o meno, il designer nordirlandese si conferma una delle voci più evocative di questo periodo storico: la sua creatività esplode con grazia, riflettendo un innegabile know-how.

La sua moda ci insegna ad andare oltre ogni diktat senza tralasciare la bellezza.

[📷Instagram: dior]

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