Con il successo conclamato della serie Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette, che ripercorre la storia di una delle coppie più iconiche di sempre, anche il personaggio di Kelly Klein è tornato non poco in auge. Ex moglie e musa di Calvin Klein, Kelly rappresenta la perfetta incarnazione dello stile anni ’90 e, nelle scorse settimane, lei stessa è tornata a ripercorrere alcuni dei momenti vissuti in quello che potrebbe essere definito come il suo periodo d’oro.
In particolare, nelle ultime ore Kelly ha condiviso tramite le sue Instagram story un video in cui viene raccontata la storia della speciale collana che l’ex marito Calvin le regalò e che appartenne a nientemeno che alla Duchessa di Windsor, Wallis Simpson.
Come si legge nel video ripubblicato dall’ex moglie del designer, quella sopracitata era la collana più costosa del mondo. Acquistata da Calvin in occasione di un’asta tenutasi a Ginevra per circa 4,8 milioni di dollari (prezzo che includerebbe anche gli orecchini abbinati), il gioiello fu poi rivenduto dalla stessa Kelly nel 2007, all’asta Magnificent Jewels di Sotheby’s.
«Queste perle occupano un posto davvero speciale nel mio cuore» affermò l’ex signora Klein, come riportato da Haute Living, «Furono un regalo di Calvin agli inizi della nostra relazione. Rappresentano passione, tenerezza e una promessa per il futuro». «Le perle, a mio avviso, sono diverse dai diamanti o dall’oro. Sono calde, misteriose, un piccolo miracolo creato dalla natura».
Nonostante il valore straordinario della sua collezione – a sua volta simbolo di un amore eterno -, pare che Wallis Simpson fosse in realtà una donna molto discreta e che, per questo, indossasse i gioielli solo nelle occasioni speciali. La sua vera passione, però, erano i bracciali, tanto che si dice facesse accorciare le maniche delle sue camicette proprio affinché si vedessero.
Poiché Wallis Simpson ed Edoardo VIII non ebbero figli, la stessa duchessa stabilì nel suo testamento che, dopo la sua morte, i gioielli a lei appartenuti dovessero essere venduti all’asta, con il ricavato che avrebbe dovuto essere devoluto all’Istituto Pasteur di Parigi. Da lì, iniziò la seconda vita di quei pregiati oggetti, in grado di portare con sé più di un pezzo di storia.
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