Fendi arriva alla Milano Design Week con un progetto dedicato alla sua iconica Baguette, che nel 2027 celebrerà i 30 anni dalla creazione, puntando su due pilastri della maison: creatività e artigianato. «È stata una borsa rivoluzionaria. Per la prima volta ha coniugato le tecniche della pelletteria con quelle del ricamo proprie dell’abbigliamento», ha spiegato a MFF la direttrice creativa Maria Grazia Chiuri in occasione del lancio di un allestimento ad hoc nel flagship di via Montenapoleone.
Qui, venti Baguette del progetto 26424 Re-edition, svelato durante lo show fall-winter 2026/27, sono state presentate e vendute in anteprima, insieme a casse in legno progettate come quelle destinate alle opere d’arte. Sei modelli sono stati esposti in esclusiva a Milano, mentre altri entreranno in un percorso itinerante con tappe a New York, a metà maggio, e Shanghai. Al quarto piano, gli artigiani della maison, insieme al team Chanakya, hanno mostrato al pubblico il processo di assemblaggio delle creazioni, raccontando i valori di savoir-faire che da sempre contraddistinguono il marchio di LVMH e il lavoro della stessa Chiuri.
MFF ha intervistato Chiuri sul rapporto tra la Baguette e la Design Week: la designer ha sottolineato come questo contesto sia ideale per parlare di craft anche nella moda, perché raramente esistono occasioni per mostrare l’atelier e ciò che si cela dietro un prodotto. “Dal mio punto di vista ancora di più sugli accessori che storicamente sono visti più come elemento del lusso. Negli ultimi anni sono sempre stati promossi semplicemente come espressione di un acquisto che in qualche modo colloca in una determinata scala sociale, lasciando in secondo piano gli elementi innovativi e di artigianalità. Secondo me la baguette esprime al meglio questo, perché racchiude le competenze che sono tipiche di un atelier di abbigliamento, di couture, insieme a competenze di un atelier di pelletteria. È per questo che la Baguette è stata veramente rivoluzionaria, perché c’è l’elemento del tessuto, del ricamo e nessuno si immagina quanto sia stato complicato far convivere questi due mondi. È una specie di borsa vestito. Quindi secondo me era un bel modo di spiegare quanto sia un progetto di design.” Ha dichiarato Chiuri.
Sul suo percorso in Fendi, appena iniziato, la direttrice creativa racconta di sentirsi particolarmente stimolata dall’idea di rielaborare e reinterpretare gli elementi iconici del brand, che in un contesto complesso per la moda rischiano di essere sacrificati a favore di logiche puramente commerciali o strategie eccessivamente mirate. Il suo è un progetto in divenire, sottolinea, ancora nelle sue fasi iniziali. Il focus, però, è già chiaro: l’artigianalità. Come lei stessa afferma, “Io lavoro solo su quello, tendenzialmente ovunque vado. Ovviamente qui è diverso, anche perché è differente il Dna dell’azienda, le sue dimensioni. Ma è bello poter lavorare con tutta la filiera che è quello che mi piace. Io lavoro sul progetto, sull’insieme. Una sfilata è una sfilata. Una può venire bene, una può venire male. Il progetto è qualcosa che va osservato nella sua complessità.”
Interrogata infine sul proprio percorso nella moda e sulle differenze rispetto al passato, Chiuri evidenzia una maggiore attenzione ai principi fondanti del lavoro creativo, oltre a una consapevolezza più matura dell’impatto delle proprie scelte sull’ecosistema moda – una consapevolezza costruita con l’esperienza.
“C’è tantissimo lavoro sempre, anzi forse di più che in passato, perché devi fare anche con meno. Quindi è una sfida enorme. Però è più stimolante. Forse è più stimolante fare con meno.” Quanto al desiderio del consumatore, elemento cruciale che i grandi gruppi cercano costantemente di alimentare, Chiuri è netta: per coltivarlo serve innanzitutto un prodotto integro nella sua manifattura. Qualità e durabilità restano i punti di partenza imprescindibili.
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