Questa mattina ho avuto il piacere di perdermi tra centinaia di fragranze, lasciandomi guidare da una scia continua di ingredienti, racconti e intuizioni creative. È uno di quei rari contesti in cui la curiosità viene costantemente ricompensata: basta fermarsi davanti a uno stand, tendere una mouillette e si apre un mondo. Questo grazie ad Esxence, che è ormai molto più di una semplice fiera di settore. Nato a Milano nel 2009 come salone dedicato alla profumeria artistica, è diventato negli anni il principale punto di riferimento europeo per la profumeria di nicchia, il luogo dove marchi storici, nuove realtà indipendenti, nasi e appassionati si incontrano per raccontare il presente e immaginare il futuro del profumo. Giunta alla sua sedicesima edizione, la manifestazione si è riconfermata soprattutto per una qualità che raramente viene sottolineata a sufficienza: il piacere della visita. Le fiere sono, per loro natura, spazi commerciali, luoghi in cui l’esigenza di mostrarsi e distinguersi convive con quella di ottimizzare ogni metro quadrato disponibile. Questo si traduce solitamente in corridoi congestionati, file interminabili e una generale sensazione di affanno. A Esxence accade l’opposto: gli spazi sono ampi, curati, attraversati da una circolazione naturale che rende la permanenza sorprendentemente gradevole. Gli stand respirano, raccontano il proprio carattere senza apparire compressi in una formula prestabilita e costretta. Si ha la sensazione che vi sia ancora spazio per la curiosità e per il tempo lento della scoperta, elemento essenziale quando si parla di profumo. E di scoperte ce ne sono state molte. Dalle storiche case italiane alle giovani realtà provenienti dall’Asia e dal Medio Oriente, il panorama si è rivelato ricco, variegato e connotato da un sapore che sa di futuro.

Tra le presenze più significative spicca senza ombra di dubbio Nobile 1942, nome storico della profumeria italiana che continua a distinguersi per una qualità sempre più rara: la capacità di crescere senza smarrire quel calore familiare che sa di casa. Un esempio prezioso di passione, dedizione e rigore artigianale, qualità che si ritrovano intatte nelle sue creazioni. Ogni fragranza nasce da una storia, da un’immagine, da una memoria, e riesce nell’impresa non comune di essere al tempo stesso complessa e sincera, raffinata ma profondamente umana. La novità presentata a Esxence è Sine Gloria, una fragranza che trovo profondamente vitale nel suo coraggio. Un profumo che parla di vita vissuta, di gioventù inquieta, di notti audaci e di quell’irresistibile slancio verso l’esperienza che precede ogni forma di saggezza. La fragranza appare come un elogio dell’anti-eroe, dell’imperfezione e dell’intensità del vivere: un invito, fatto di hashish, petrolio, cognac e rum, a consumare il proprio tempo con coraggio anziché con prudenza.

Restando in Italia, una delle scoperte più piacevoli è stata Avau. Fondato da tre giovani fratelli e diviso tra Roma e Milano, il marchio costruisce il proprio immaginario attorno all’idea di casa, memoria e convivialità. Non sorprende quindi che lo stand fosse allestito come una cucina, luogo simbolico per eccellenza della condivisione. Una scelta che racconta bene una profumeria che trova ispirazione nei gesti quotidiani e negli spazi più vissuti.
Particolarmente interessante è anche Neydo, progetto che si fonda su una premessa tanto insolita quanto poetica. Una piccola percentuale di persone è infatti in grado di percepire odori e sapori durante i sogni e di ricordarli una volta sveglia. Neydo raccoglie queste preziose testimonianze e le traduce in fragranze, trasformando esperienze oniriche in racconti olfattivi, il tutto accompagnato da un’estetica fresca e contemporanea, fatta di flaconi dal design minimale e dal colore vivace, che ben si accorda con una proposta rivolta al futuro, romantica ma leggera.

Tra le novità di questa edizione figura anche Panna Cotta, di Narici Milano. Il marchio fondato da Alessandro Commisso, immediatamente riconoscibile per le sue iconiche latte blu e per un approccio giovane e diretto alla profumeria artistica, presenta un gourmand costruito attorno all’assoluta di iris pallida toscana, accompagnata da note di latte e vaniglia. Il risultato richiama il celebre dessert piemontese senza cadere però nella dolcezza eccessiva. Un esercizio di equilibrio particolarmente riuscito.

Di tutt’altro registro è Filippo Sorcinelli, figura decisamente particolare nella cornice della profumeria artistica contemporanea. Artista, musicista e creatore di paramenti sacri per il Vaticano, Sorcinelli continua a sviluppare una poetica olfattiva profondamente legata alla dimensione spirituale e liturgica. Le sue fragranze, spesso costruite attorno all’incenso e a materie dal forte carattere evocativo, affondano le radici in un immaginario che si svolge altrove.
Guardando oltre i confini italiani, una delle realtà che più mi ha sorpreso è stata Jorum Studio. Nato a Edimburgo nel 2019, il marchio scozzese racchiude nel proprio nome l’idea di un contenitore capace di custodire suggestioni, paesaggi e racconti. Dietro l’apparente semplicità delle bottiglie colorate si nascondono composizioni tra le più enigmatiche incontrate durante la manifestazione: profumi difficili da decifrare, che sfuggono alle classificazioni immediate e invitano a essere esplorati con calma.
Schietta, e forse per questo molto efficace, la proposta di Fugazzi. Il marchio olandese, fondato da Bram Niessink, ha costruito il proprio successo attraverso una formula apparentemente semplice: packaging essenziale, comunicazione asciutta e fragranze che puntano tutto sulla materia prima. In un settore spesso incline all’eccesso narrativo, la sua trasparenza risulta controcorrente e piace.
Da Hong Kong arriva invece TOBBA, progetto che fonde già nel nome le parole “tobacco” e “art”. Una sintesi che riflette bene l’identità del marchio: contemporanea e visivamente forte, il linguaggio estetico è immediato, grafico, mentre le fragranze raccontano una visione urbana e internazionale della profumeria.
Interessante infine il debutto di IDMAN. Nato tra Dubai e l’Europa dalla visione di Joelle Sakkal, fondatrice formata alla Central Saint Martins di Londra, il marchio unisce sensibilità artistica e sperimentazione olfattiva. I flaconi, impreziositi da tappi in quarzo, risultano preziosi ma non sconfinano nell’ornamento facile e fine a sé stesso, mentre le composizioni esplorano un animalismo fresco, dalla matrice artistica fortemente espressiva.
In conclusione, Esxence mi è apparsa, sì, come una vetrina, ma soprattutto come un contenitore. Un luogo capace di accogliere e valorizzare differenze, contraddizioni e sensibilità lontane. Qui convivono culture, estetiche e filosofie olfattive profondamente diverse: dalla celebrazione della materia prima alla ricerca più concettuale, dall’artigianalità più rigorosa alla sperimentazione. Frammenti di un panorama complesso che trovano una rara armonia in un gesto tanto semplice quanto universale: avvicinare una mouillette al naso e lasciarsi guidare dall’odore.
[📷 Courtesy of Nobile 1942; Courtesy of Narici Milano; Courtesy of Neydo]