Carlo Scarpa: sapevate che il celebre architetto fu anche ideatore di boccette di profumo iconiche?

Architetto e designer, ma anche uomo di cultura ed esteta nel senso più pieno del termine, Carlo Scarpa nel corso della sua carriera non ha mai smesso di sperimentare: non solo con il design, ma anche con la materia stessa, spingendo continuamente i limiti della creatività. Nato a Venezia, città che ha profondamente influenzato la sua visione, è noto per opere come la Fondazione Querini Stampalia o il Museo di Castelvecchio, interventi in cui architettura, allestimento e dettaglio si fondono in un linguaggio unico.

Oggi però non parleremo dei suoi progetti più celebri, ma di un capitolo meno noto e sorprendentemente affascinante del suo lavoro: quello delle boccette di profumo, oggetti in cui la sua ricerca estetica trova una forma intima e preziosa. Scarpa non è stato né il primo né l’ultimo designer a confrontarsi con il mondo delle fragranze, basti pensare alle creazioni di Salvador Dalí per Elsa Schiaparelli o ai progetti di Frank Gehry, ma nel suo caso questa incursione sembra assumere un valore quasi identitario.

Dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove insegnerà per anni, Scarpa si afferma nel secondo dopoguerra grazie a importanti allestimenti, soprattutto in ambito espositivo. Tra questi, la mostra di Paul Klee per la XXIV Biennale di Venezia, il Padiglione del Libro d’Arte del 1950 e il Padiglione Italia alla XXVI Biennale. Un momento chiave della sua carriera arriva però nel 1932, quando inizia la collaborazione con Venini, storica fornace di Murano, di cui diventa direttore artistico fino al 1946. È qui che Scarpa sviluppa una ricerca radicale sul vetro, sperimentando tecniche e linguaggi che segneranno profondamente la storia del design.

Accanto a vasi e lampadari, la sua produzione include anche raffinatissime boccette di profumo realizzate per diversi marchi. Veri e propri oggetti d’arte in miniatura, in cui funzione ed estetica si fondono: contenitori che racchiudono non solo una fragranza ma anche una visione. In queste creazioni il vetro diventa superficie narrativa, capace di tradurre visivamente l’essenza del profumo. Tra le tecniche più significative sviluppate tra gli anni ’30 e ’40 troviamo i vetri “a bollicine”, caratterizzati da piccole inclusioni d’aria che creano un effetto vibrante e organico; la “mezza filigrana”, che intreccia sottili fili di vetro lattimo in pattern delicati; e i celebri vetri “sommersi”, ottenuti sovrapponendo strati di vetro colorato per creare profondità cromatiche intense, presentati alla Biennale di Venezia del 1934.

A queste si aggiungono ulteriori sperimentazioni: i “lattimi”, vetri opachi di ispirazione porcellanata; le murrine romane, sviluppate insieme a Paolo Venini, che riprendono antiche tecniche decorative a mosaico; le superfici “corrose”, volutamente irregolari e materiche; fino ai vetri a puntini, a fasce e rigati, che anticipano le texture dinamiche dei vetri “tessuto”, veri e propri pattern tridimensionali sulla superficie. Tra le creazioni più interessanti si ricordano le boccette realizzate per Felce Azzurra di Paglieri, così come quelle progettate per Giviemme: esempi in cui la ricerca tecnica incontra una sensibilità estetica sofisticata, trasformando un oggetto quotidiano in un pezzo da collezione. Mettendo anche in primo piano la sua capacità di elevare anche il più piccolo degli oggetti a esperienza estetica completa e di dimostrare come il mondo delle fragranze non è solo una questione olfattiva, ma anche visiva e culturale. E le boccette che le contengono sono, a tutti gli effetti, la loro prima forma di racconto.

[📸 IPA; museodelprofumo.it; arsvalue.com; cambiaste.com]

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