Mancano poche ore, ormai, e l’attenzione è alle stelle. Non per noi italiani, purtroppo, che per la terza volta di fila non parteciperemo ai Mondiali. Ma che vedremo dalla tv, provando a farci contagiare dallo spirito che le 48 squadre partecipanti vivranno in campo. E non solo. Sì, l’attenzione sarà sulle grandi stelle. Sui gol e i gesti tecnici. Su quello che vedremo negli stadi. Ma come sempre, durante ogni edizione, un occhio è sempre rivolto anche alla veste delle squadre. Perché sì, ai Mondiali, l’abito fa il monaco. E i brand lo sanno bene, studiando nei minimi dettagli divise con le ultime innovazioni tecnologiche e un design che non lascia spazio ad equivoci (o quasi).
Ne sanno qualcosa Nike e adidas, come sempre sugli scudi con il maggior numero di Nazionali vestite. Non senza qualche inconveniente. Come ad esempio per il brand americano, le cui divise sono molto discusse per via di un piccolo dettaglio sulle sue magliette: quello delle spalle, dove una cucitura – soprattutto per le maglie da campo – sembra rigonfiarsi lasciando un effetto che non è passato inosservato ai fan. Ma non si può parlar male del lavoro encomiabile di Nike nel design, soprattutto per i padroni di casa degli Stati Uniti e del Canada, dove i simboli dei Paesi sono centrali ma in chiave moderna. Audaci i lavori per le sudamericane, Brasile – esordio con Jordan – e Uruguay nelle away, e con la Francia, dove siamo sicuri che la prima maglia bleu sarà vista probabilmente fino in fondo alla competizione.
Torna dopo decenni il famoso trifoglio di adidas nelle divise away, praticamente tutte bellissime. Come quelle del Sudafrica, Belgio e Curaçao, la cui seconda maglia pare sia tra le più ricercate sul mercato. Ma anche le home hanno il loro perché, come per Argentina e Spagna. Un tripudio di omaggi alle identità nazionali. Da Kelme con la Giordania, a Puma con Ghana e Austria. Per quelle che non sono semplici magliette, ma una seconda pelle.
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