“Man in Black” è una delle saghe di maggior successo di Hollywood, e l’Agente J interpretato da Will Smith è innegabilmente uno dei personaggi più amati e iconici. A quanto pare però, dopo aver recitato in “Bad Boys” e “Independence Day” a metà degli anni ’90, Smith non era affatto convinto di accettare quel ruolo. Chi gli ha fatto cambiare idea? Beh, non proprio uno qualunque: Steven Spielberg.
Durante il talk show “Hart to Heart di Peacock” condotto dal comico Kevin Hart, Will Smith ha spiegato che i suoi dubbi erano legati al fatto che “MIB” sarebbe stato il suo secondo film consecutivo sugli extraterrestri: “Era l’anno successivo a ‘Independence Day’, non volevo fare due film sugli alieni uno dopo l’altro”.
Poi però è intervenuto quello che è considerato da molti il regista più influente degli ultimi 50 anni: Steven Spielberg, che era produttore del film. “Mi ha mandato un elicottero che mi ha portato a casa sua per parlare” ha raccontato Smith. Il primo Men in Black è del 1997, all’epoca l’attore non aveva neanche 30 anni, mentre il regista aveva già all’attivo alcuni tra capisaldi del cinema moderno, come per esempio “Lo Squalo”, “Schindler List” e “Jurassic Park”.
E così a Spielberg è bastata una domanda: “Perché non vuoi fare il mio film?”. Smith ha spiegato che non serviva altro, il regista ha lasciato la domanda in sospeso e lui non doveva neanche rispondere: doveva semplicemente accettare il ruolo, visto che di fronte aveva il regista di film epocali come “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e “E.T.”, che al centro della trama hanno proprio gli alieni. Così l’attore ha accettato il ruolo in “Men in Black”, e per sua fortuna: il film ha infatti incassato quasi 600 milioni di dollari in tutto il mondo, dando anche vita a due sequel.