Wellness: quanto la cultura del benessere influenza le nostre vite?

Bevi almeno due litri d’acqua al giorno, fai una skincare coreana da 15 passaggi, ma anche bodycare, handcare e feetcare con altrettanti step, allenati in sala pesi ma fai anche pilates o yoga, mangia 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, prendi gli integratori, prendi le vitamine, bevi un bicchiere di acqua zenzero e limone al mattino appena ti svegli insieme anche al celery juice, non fumare, dormi almeno 8 ore a notte, vai a dormire presto e svegliati presto per essere più produttivo, escludi il glutine dalla tua dieta, sostituisci il latte vaccino con quello vegetale. E molto altro ancora. Questi sono soltanto alcuni dei consigli che ogni giorno sentiamo sui social, tra Instagram e TikTok, da parte di esperti ma anche di “appassionati” del wellness che si sono autoproclamati, o sono stati proclamati dalla democratizzazione dei social, “guru”.

Tra un “what I eat in a day” e l’altro, quella per il benessere è diventata una vera e propria ossessione, che richiede innumerevoli sforzi sia in termini economici, che di tempo, che di salute mentale in alcuni casi. Per alcune persone, infatti, sgarrare un pasto o saltare una sessione di skincare potrebbe provocare stati di ansia e sensi di colpa per il proprio benessere, considerato un vero e proprio lavoro con obiettivi da raggiungere. Obiettivi spesso troppo irrealistici ma soprattutto dispendiosi, come dicevamo prima, per quasi tutti ma soprattutto per le classi sociali meno abbienti, che secondo quanto riportato da “Dazed” sarebbero molto più stressate riguardo la cultura del wellness rispetto a chi avrebbe più possibilità economiche per comprare tutti gli ingredienti per la perfetta ricetta del benessere. Molti paragonano questa ossessione a una nuova declinazione dell’ipocondria, letteralmente “un disturbo psichico che si manifesta con una preoccupazione eccessiva riguardo alla propria salute”. 

Secondo uno studio del 2020 condotto da “ScienceDirect” e riportato dalla testata, la percentuale di studenti universitari statunitensi che hanno riportato sentimenti di ansia per la propria salute è aumentata drasticamente dall’8.67% nel 1985 al 15.22% nel 2017. Caroline Crampton, autrice del libro “A Body Made of Glass. A History of Hypochondria”, ha riflettuto sul tema: «La cultura del benessere incoraggia le persone a vedere la loro salute come un lavoro perpetuo in corso e a monitorare costantemente come si sentono – due cose che possono aumentare l’ansia e la preoccupazione per la malattia. Piuttosto che essere in grado di apprezzare la salute e le capacità che abbiamo, siamo incoraggiati a lottare sempre per di più, a modificare e migliorare costantemente noi stessi».

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