“Unseen. Le foto mai viste di Vivian Maier” è il titolo della mostra che la Villa Reale di Monza dedica a una delle massime esponenti della street photography. L’esposizione presenta oltre 200 opere, suddivise in 9 sezioni, che esplorano i temi e i soggetti emblematici del suo stile. Alcuni scatti, nel tempo, sono diventati iconici, entrando nella memoria collettiva di chi conosce la storia di questa straordinaria artista. Altri, invece, sono immagini inedite, rimaste per anni nei rullini che Vivian ha custodito con cura in uno dei suoi armadietti.
Curata da Anne Morin, la mostra offre ai visitatori un viaggio nel tempo e nello spazio, portandoli dalla Villa Reale di Monza alla Chicago e alla New York degli anni ’50. Qui si incontrano uomini distinti immortalati durante un power nap, l’innocenza dei bambini racchiusa in uno sguardo, le mani degli innamorati che non ne vogliono sapere di lasciarsi, i volti delle donne americane sorprese da un flash inaspettato. Momenti di vita quotidiana diventati immortali grazie agli scatti della tata che ha saputo stupire il mondo.
La storia di Vivian Maier, un’artista scoperta per caso
Per comprendere davvero le fotografie di Vivian Maier è necessario partire dalla sua storia personale, sorprendente e rimasta a lungo nell’anonimato, proprio come le sue immagini.
Americana di origini francesi e austro-ungariche, nel corso della sua vita, Vivian si è spostata tra l’Europa e gli Stati Uniti. Le sue due città del cuore sono New York e Chicago, le stesse che fanno da sfondo alla maggior parte dei suoi scatti.
Tata di professione e fotografa per passione, nel tempo libero percorreva le strade delle città alla ricerca dello scatto perfetto, spesso catturando i soggetti di spalle e di sorpresa. Con la sua Rolleiflex ha documentato per quasi cinque decenni il mondo che la circondava: dai banchieri di Midtown ai senzatetto addormentati sulle panchine dei parchi, dalle coppie che si abbracciavano ai suoi numerosi autoritratti riflessi negli specchi o nelle vetrine dei negozi.
Vivian Maier ha documentato con meticolosità ogni aspetto della vita urbana, ma ha sempre custodito i suoi scatti come segreti inconfessabili. Non ha mai pubblicato le sue fotografie, preferendo conservarle dentro centinaia di scatole e armadietti.
Se oggi possiamo ammirare le sue opere è grazie a una coincidenza – o forse a un disegno del destino – che ha intrecciato le vite di Vivian Maier e John Maloof. Fu lui a ritrovare i suoi negativi in un box pieno di oggetti acquistato all’asta e appartenuto un tempo all’artista. Maloof ha poi promosso la sua eredità e co-diretto il documentario candidato all’Oscar “Finding Vivian Maier”, che ha dato alla fotografa la fama mondiale di cui tuttora gode.
Dal segreto alla massima esposizione
Il mistero che avvolge la figura di Vivian Maier contribuisce al fascino che suscita nel pubblico. Le persone restano incantate dalla forza espressiva delle sue fotografie, in netto contrasto con la personalità riservata e solitaria della donna che ha sviluppato in segreto il proprio talento fino alla fine dei suoi giorni.
«Il mistero, la scoperta e il lavoro: queste tre dimensioni sono difficili da separare», ha spiegato Anne Morin, la curatrice della mostra alla Villa Reale di Monza, parlando di Vivian.
Un viaggio nel tempo attraverso l’obiettivo di Vivian Maier
Capace di coniugare l’approccio umanista europeo con il linguaggio moderno della street photography americana, Vivian Maier ha costruito, dagli anni Cinquanta fino alla fine degli Ottanta, un corpus di opere che la consacra oggi come una delle più grandi fotografe del XX secolo. Il dualismo che ha attraversato la sua vita è il fil rouge che lega in modo armonioso la mostra. Perché sebbene ritenesse che «nulla sia destinato a durare per sempre», Vivian ha dedicato gran parte della sua esistenza all’arte che, per eccellenza, rende eterno anche un attimo fugace.
[📷 annadefrancesco.com / © Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY]