Il venerdì sera della Milano Fashion Week c’è solo una cosa da fare: tutti gli occhi puntati su Versace. La maison della Medusa torna in passerella con la collezione SS25 co-ed e una ventata di novità che non tutti erano pronti ad accogliere. E no, non parliamo della presenza di ospiti attesissimi come Channing Tatum e Hyunjin degli Stray Kids, ma di un cambiamento inaspettato e decisamente radicale per quanto riguarda i look presentati in sfilata. Dimenticatevi tutto ciò che conoscevate riguardo Versace, perché la collezione dedicata alla prossima bella stagione offre molta sperimentazione, ma – purtroppo – un basso coefficiente di sensualità.
Agli orli cortissimi e le classiche silhouette succinte di Versace, si sostituiscono longuette ben più caste, polo di maglia e jeans loose fit, su una palette colori piuttosto insolita per la maison capitanata da Donatella. Si va dal giallo burro – tonalità di tendenza per l’estate – al carta da zucchero, accostati al marrone, il lilla e l’arancio, tra fantasie geometriche e stampe floreali che rimandano a una dimensione più casual che glamour. Non è mai troppo tardi per reinventarsi, ma ne valeva davvero la pena per una maison riconoscibile e incisiva come Versace? La SS25 ci offre un lato dell’identità del brand che non è mai stato esplorato approfonditamente, ma prende spunto dall’archivio degli anni ’80 e ’90, mostrandoci una compostezza morigerata alla quale non eravamo abituati. Tuttavia, all’interno della collezione il richiamo al lusso emerge come un pesce fuor d’acqua tra abiti in tasselli metallizzati, bustier e longuette in paillettes, creandoci una percezione a primo impatto caotica.
Versace ci comunica che quello iniziato con la SS24 non era solo un capitolo a sé stante, ma un percorso di stile diametralmente opposto alle influenze punk della FW24-25, o alla rétro-chicness più sfacciata della Resort 24. Tra cardigan, cappotti midi, collant velati e camicette in seta, c’è voglia di cambiamento ma con troppe mezze misure. Il DNA originario di Versace si manifesta a spizzichi e bocconi tra le camicie sbottonate, i sandali con tacco dalle stringhe sottilissime e le platform massicce, ma lascia spazio a una nuova visione in cui l’heritage stenta a farsi notare, tra piccole fibbie dorate e collane che ricadono sul petto nudo. Le tendenze stagionali sembrano aver avuto la meglio sui codici stilistici di una maison che in passato ci ha sedotti senza esitazione, una seduzione che ora lascia il posto alle borse con i charms, le palette Wesandersoniane e gli elastici dei collant che fanno capolino dalla vita bassa. Ma qual è il limite da non oltrepassare nella reinvenzione di un brand?
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