Questa primavera italiana ha conosciuto una straordinaria densità di energia culturale. Dalla Art Week alla Design Week milanese, il mese di aprile si è configurato come un vero e proprio continuum creativo, disseminato di inaugurazioni, fiere e progetti espositivi. Questo movimento diffuso trova il suo apice nel weekend dell’8 maggio, con l’apertura ufficiale della Biennale Arte di Venezia. Da tutto il mondo confluiscono in città artisti, curatori, critici e collezionisti, richiamati da quella che rimane una delle piattaforme più influenti per leggere lo stato dell’arte contemporanea. L’edizione, intitolata In Minor Keys e curata da Koyo Kouoh, pone al centro narrazioni decentralizzate e prospettive lontane dall’asse estetico occidentale, scelta che ha suscitato anche dibattito per l’assenza di artisti italiani nel padiglione centrale. Accanto ai Giardini e all’Arsenale, tuttavia, Venezia si espande in una costellazione di mostre collaterali che attraversano musei, fondazioni e palazzi storici: un ecosistema diffuso che merita di essere esplorato al di là dei percorsi più affollati. Di seguito, una nostra selezione.
Jenny Saville, Ca’ Pesaro
Negli spazi della Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, a cura di Elisabetta Barisoni con il supporto di Gagosian, si apre la prima grande personale veneziana di Jenny Saville. La mostra ripercorre l’intera traiettoria dell’artista dagli anni ’90 a oggi, mettendo al centro il corpo femminile come campo di tensione politica, percettiva e simbolica. Erede e al tempo stesso sovvertitrice della grande tradizione pittorica occidentale, da Michelangelo a Rembrandt fino a Titian, Saville ne destabilizza i codici attraverso una pittura carnale, monumentale e profondamente analitica. Opere storiche come Proped (1992) e Hybrid (1997) dialogano con ritratti intensi come Hyphen (1999) e Reverse (2002–2003), fino alle opere più recenti, in cui colore e materia si dissolvono verso una dimensione quasi astratta. Negli ultimi lavori, il suo linguaggio affronta apertamente temi come la guerra e il lutto collettivo, trasformando immagini di cronaca in forme di esperienza universale.
The Only True Protest is Beauty, Dries Van Noten Foundation
Nel Palazzo Pisani Moretta, la Dries Van Noten Foundation aperta lo scorso 25 aprile inaugura il proprio programma con una riflessione sulla bellezza come forza attiva, capace di sedurre ma anche di incrinare e mettere in discussione. Ideata da Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe, la mostra interpreta l’artigianato come un pensiero “manuale”, in cui materia e gesto restituiscono centralità all’esperienza del fare. Il percorso, articolato in modo non lineare, riunisce oltre duecento opere tra moda, arte e design, costruendo un paesaggio visivo in cui epoche e linguaggi si sovrappongono senza gerarchie. Il dialogo tra archivi storici e creazione contemporanea – da Christian Lacroix a Rei Kawakubo fino ad Ayham Hassan – ridefinisce il vestire come forma culturale e non solo estetica.
Marina Abramović, Gallerie dell’Accademia
Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, Marina Abramović diventa la prima artista vivente a occupare con una grande personale un’istituzione tradizionalmente dedicata ai maestri del passato. Transforming Energy mette in dialogo la performance con il Rinascimento veneziano, trasformando il visitatore da spettatore a partecipante. Le opere storiche dell’artista e i “Transitory Objects” attivano un’esperienza fisica diretta, in cui il corpo diventa veicolo di energia e trasformazione. Il punto più intenso della mostra è il confronto tra la sua Pietà (with Ulay) e la Pietà di Titian, in un dialogo che attraversa i secoli per interrogare il senso del dolore e della trascendenza.

Erwin Wurm, Museo Fortuny
Al Museo Fortuny, Erwin Wurm trasforma la scultura in un processo instabile e temporaneo. In Dreamers, l’opera non è più oggetto ma condizione: corpo, tempo e oggetti quotidiani entrano in un gioco continuo di trasformazione. Le One Minute Sculptures coinvolgono direttamente il pubblico, mentre la serie Substitutes riflette sulla memoria del corpo attraverso abiti vuoti, presenze sospese tra assenza e traccia. Il dialogo con Mariano Fortuny diventa decisivo: la sua idea di palazzo come laboratorio totale, dove arte, tessuto e invenzione convivono senza gerarchie, trova eco nelle opere di Wurm, che alterano e destabilizzano continuamente la forma. In questo intreccio, il museo si configura come una vera “semiosfera”, spazio vivo in cui i significati si generano per sovrapposizione e conflitto.
The Shape of the Self, Ca’ Riviera
Sulla Riviera del Brenta nasce Ca’ Riviera, nuovo centro d’arte contemporanea che apre nel 2026 in dialogo con la Biennale. Fondato da Fondato da Leonardo Tiezzi e Riccardo Corò e ospitato in due ville cinquecentesche, si propone come organismo culturale fluido, dedicato all’incontro tra linguaggi diversi.
La mostra inaugurale The Shape of the Self esplora l’identità come processo instabile, mettendo in relazione figure storiche come Leonor Fini con artisti contemporanei come Cecilia Granara, Yves Scherer e Chiara Capellini. Il sé emerge così come costruzione in continua metamorfosi, tra presenza, percezione e dissoluzione.
If All Time Is Eternally Present, Fondazione Pier Luigi Nervi
Il progetto, di cui avevamo scritto poco tempo fa, è realizzato dalla Fondazione Pier Luigi Nervi in collaborazione con Bottega Veneta, e trasforma lo spazio urbano di Campo Manin in una superficie espositiva aperta, dove le opere video di Kandis Williams, Meriem Bennani & Orian Barki e Tai Shani vengono proiettate nello spazio pubblico. La ricerca della Fondazione, dedicata all’eredità di Pier Luigi Nervi, si fonda sull’idea che l’architettura non sia soltanto costruzione, ma linguaggio culturale in continua evoluzione, capace di mettere in relazione tecnica, forma e pensiero. Entrando nello specifico delle opere, la mostra riunisce lavori nuovi, adattati ed esistenti: 2 Lizards (2020) di Meriem Bennani & Orian Barki; A Travel Guide: Black Gothic in South Korean Horror (2025), nuova opera di Kandis Williams; e My Bodily Remains, Your Bodily Remains and All the Bodily Remains that Ever Were and Ever Will Be (2023–2026) di Tai Shani, una nuova produzione derivata dall’omonimo film del 2023.
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