Valentino: l’arrivo di Alessandro Michele sancirà la fine definitiva del Quiet Luxury?

Ci sono poche cose in grado di destare scalpore nel fashion system, e sicuramente gli ultimi mesi sono stati lo scenario di cambiamenti di una portata significativa: tra il valzer senza fine di chi va e chi viene tra i direttori creativi, la crisi del lusso, prezzi sempre più alti e una presunta “classe media” destinata a non essere più considerata come possibile clientela, i presupposti per degli stravolgimenti epocali c’erano tutti, e l’elezione di Alessandro Michele come nuovo direttore creativo di Valentino sembra in qualche modo racchiudere un pò l’insieme di tutto quanto già detto prima.

Partiamo innanzitutto non solo da ciò che Michele è, ovvero il designer che ha portato Gucci a triplicare le vendite dal 2015 al 2019, ma ciò che Alessandro Michele rappresenta: il sogno, l’evasione, il riscatto nemmeno troppo velato di un “nerd” appassionatissimo di moda, letteratura e arte che ha avuto la possibilità di esprimere il proprio talento, indiscutibile non c’è dubbio, in cui tanti giovanissimi si sono sentiti rappresentati come probabilmente mai prima di allora; in un mondo della moda che in realtà è molto più istituzionale di quel che sembra, una folta schiera di creativi alternativi, geek, genderless, studiosi da biblioteca, ossessionati dal cinema, dalle poesie e dalla filosofia, ha trovato nel designer romano un faro, un riferimento accogliente che l’ha immediatamente consacrato non solo come uno dei direttori creativi di punta, ma come una vera e propria celebrity, forse un guru, gioiosamente sovversivo e diviso tra la bellezza eterna dell’archeologia romana e i fasti delle colline di Hollywood, tra il jet-set internazionale e i trapper nostrani, tra le collabs con Adidas e le ispirazioni al rinascimento fiorentino.

Tutto molto bello fino al 2020, quando la pandemia di Covid-19 ha rimesso in discussione tutto, comprese le priorità sul modo di vestire, su una ritrovata necessità di concretezza; via quindi i voli pindarici e le dolci illusioni di mondi fiabeschi, sostituiti da capi utility, gusto sobrio, “borghese” se proprio bisogna dirlo, dove il troppo non deve mai essere ne troppo ne troppo poco, dove il “in medio stat virtus” diventa l’unica filosofia vigente, dove il lusso c’è ma come il vento “non si vede ma si percepisce”, ed ecco che il “Quiet Luxury” è entrato definitivamente nei nostri armadi, e forse è destinato a rimanerci ancora per un pò. Ma stando ad alcune fonti autorevoli, per molto poco, perché sarebbe destinato a finire.

Secondo il presidente di Valentino Rachid Mohamed Rachid la nuova era di Alessandro Michele come direttore creativo sancirà definitivamente la fine del Quiet Luxury e riporterà in auge un ritrovato bisogno di audacia, contaminazioni, sperimentazioni, poesia.

Se la precedente direzione creativa di Pierpaolo Piccioli in un certo qual modo si intersecava perfettamente in un immaginario di lusso tranquillo, con i suoi design minimali e le sue splendide monocromie, sappiamo benissimo che Alessandro Michele sarà pronto a rimettere in discussione l’estetica della maison italiana, scoperchiando ancora una volta il suo personale vaso di Pandora fatto di riferimenti altissimi eppure popolarissimi, di antico e modernissimo, massimalismo e delicata nostalgia.

Emblematico è anche il processo per certi versi inverso che ha caratterizzato il percorso del designer, che è uscito dal gruppo Kering di cui fa parte Gucci, per poi rientrarci attraverso Valentino, dato che il brand, controllato da Mayhoola del Qatar, l’anno scorso ha venduto una quota del 30% a Kering.

Rachid ha anche affermato a BOF che le condizioni rimangono difficili per i beni di lusso; «Quest’anno è iniziato con l’aspettativa che i mercati del lusso crescessero tra il 2% e il 4%. La mia sensazione personale è che sarà molto inferiore, probabilmente sarà piatto. La realtà è che l’Europa e gli Stati Uniti sono ancora molto piatti al momento e la Cina è ancora debole». Tuttavia, ha affermato che ci sono segnali che una ripresa cinese potrebbe prendere piede nella seconda metà dell’anno.

La moda sta dunque gettando le basi per una nuova rinascita creativa? Del resto i più grandi cambiamenti derivano spesso da grandi periodi di crisi.

[📷ABACA / IPA]

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