Valentino ha presentato la nuova campagna dedicata alla FW25, andata in scena lo scorso marzo. Per l’occasione Alessandro Michele è tornato nei bagni rossi che avevano già fatto da scenografia alla collezione Le Méta Théâtre Des Intimités. Qui, insieme a un’ospite d’eccezione — la cantautrice Clairo — il direttore creativo prosegue la sua indagine sull’intimità condivisa. La privacy diventa così un concetto pubblico: in questo bagno essenziale e teatrale ogni gesto si trasforma in rituale, ogni identità si riflette nello specchio collettivo, e ciò che è privato assume la forma di performance.
Non sorprende che Michele venga spesso definito il “filosofo della moda”, anche grazie al volume La vita delle forme, scritto con Emanuele Coccia, dove la moda diventa un trattato filosofico sul corpo e sul tempo. Nelle sue visioni, la moda non è più segnata dall’urgenza di un calendario, ma si fa spazio di osservazione, interpretazione e relazione. I contrasti diventano materia viva: il privato e il collettivo, il pudore e l’esibizione, il gesto minimo e la messa in scena.
Ma se il pensiero resta potente, la traduzione estetica appare meno incisiva. La campagna, come la collezione, non sposta l’ago della bilancia: ribadisce un linguaggio già noto senza offrire un nuovo lessico visivo. L’immaginario di Michele, così riconoscibile, rischia di trasformarsi da cifra stilistica a gabbia creativa. È un’estetica che affascina per la sua coerenza e densità culturale, ma che nel contesto competitivo e fluido della moda di oggi può apparire autoreferenziale, distante dal desiderio e dall’energia del contemporaneo. In altre parole: più manifesto intellettuale che oggetto di desiderio.
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