Uffici Stampa: quali caratteristiche dovrebbero avere per essere vincenti oggi?

Oggi, 13 dicembre 2024, è stato annunciato che l’ufficio stampa e agenzia di comunicazione Lucien Pagès, un’istituzione della moda parigina e internazionale, è entrato a far parte di The Independents Group, un gruppo globale di marketing e comunicazione che riunisce agenzie d’eccellenza nel settore della fashion communication di lusso. Pagès è uno degli uffici stampa più potenti e riconosciuti del settore moda, con un portfolio di top client internazionali. Ma possiamo dire lo stesso di altri uffici stampa? La realtà, al momento, appare piuttosto incerta.

Negli anni ’80 e ’90, gli uffici stampa erano un supporto fondamentale per le maison: curavano le PR del marchio, gli eventi, le comunicazioni ufficiali e le collaborazioni con celebrità. In quel periodo, i PR della moda erano figure rampanti e onnipresenti, incarnazioni perfette dello spirito dinamico dell’epoca. Tuttavia, con l’avvento definitivo del digitale e dei social media, anche gli uffici stampa hanno dovuto adattarsi, affrontando sfide nuove come la crescita degli influencer, dei content creator e delle attività digitali richieste dai brand. Se da un lato questo ha ampliato il pubblico raggiungibile, dall’altro ha generato cambiamenti a cui non tutti sono riusciti ad adattarsi con successo.

Uno degli errori principali sta nella mancanza di strategie ben mirate, con comunicazioni che risultano spesso confuse e poco valorizzanti per il marchio. Gli uffici stampa, nel tentativo di amplificare la visibilità dei brand, rischiano talvolta di privilegiare numeri e portata senza valutare adeguatamente il target o la coerenza con l’immagine del cliente. Questo approccio, dettato dai ritmi frenetici e dalla necessità di seguire più progetti contemporaneamente, compromette la capacità di concentrarsi davvero sulle richieste specifiche di ciascun cliente.

Non sorprende, quindi, che sempre più brand, anche di dimensioni ridotte, scelgano di internalizzare l’ufficio stampa, preferendo un team dedicato che lavori esclusivamente su un unico marchio. In questo modo, le comunicazioni risultano più coerenti e focalizzate. Inoltre, il tradizionale ruolo dell’ufficio stampa come intermediario tra il brand e il pubblico sta progressivamente perdendo peso: in molti casi, i contatti con personaggi di spicco e celebrità sono gestiti direttamente dai team creativi dei marchi, rendendo superflua questa funzione.

Come dovrebbe evolversi l’ufficio stampa per essere vincente oggi?
La soluzione potrebbe risiedere nella riduzione del numero di clienti, offrendo a ciascuno un servizio su misura. L’ufficio stampa deve entrare in sintonia con il marchio, comprendendone il linguaggio visivo e ispirazionale, il tone of voice e il pubblico di riferimento. Deve puntare non solo sull’amplificazione, ma anche su una strategia adeguata che tenga conto del target, della coerenza e del posizionamento desiderato dal brand.

Inoltre, l’ufficio stampa deve ambire a diventare esso stesso un brand: avere una visione chiara, un’identità forte e riconoscibile, e selezionare i clienti in base a una coerenza d’immagine con la propria filosofia. Un ufficio stampa con un’identità ben definita è in grado di costruire un valore aggiunto per i suoi clienti, consolidando non solo la loro credibilità ma anche la propria.

Non bisogna poi dimenticare le competenze di base che hanno reso gli uffici stampa fondamentali in passato: scrivere comunicati impeccabili, fornire informazioni dettagliate, costruire relazioni professionali solide con la stampa e gli addetti ai lavori. Cortesia, brillantezza e capacità di coinvolgere restano qualità essenziali per garantire un buon ritorno d’immagine per i clienti.

Infine, sarebbe utile diversificare le attività interne, creando un dipartimento dedicato esclusivamente al digitale per evitare sovrapposizioni e dispersioni. Senza queste premesse, risulta difficile immaginare un futuro brillante per gli uffici stampa: sempre più brand potrebbero decidere di agire autonomamente, e questa potrebbe non essere necessariamente una cattiva notizia.

Condividi l'articolo sui social: