“Tutto chiede salvezza”: l’intensità della seconda stagione della serie con Federico Cesari e Drusilla Foer

Parlare di salute mentale, di valori, di emozioni, di empatia, a volte, può risultare banale, stucchevole, ridondante. Parlarne in una serie TV, invece, può sembrare poco delicato, mal affrontato, superficiale. Se quella serie, però, si intitola “Tutto chiede salvezza”, si ribaltano le carte in tavola, l’approccio cambia, lo spettatore può provare ad andare oltre, può provare a comprendere. Tratta dall’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli e ambientata in un Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura, la serie con protagonista Federico Cesari – che già in “Skam Italia” aveva mostrato la propria delicatezza rispetto a delicati temi sociali – non può lasciare nessuno indifferente. 

Quello di “Tutto chiede salvezza” è un viaggio. Il viaggio di Daniele, di Matilde, di Nina, di Gianluca, di Alessandro, di Giorgio, ma anche di chi si siede e guarda gli episodi, cercando di comprendere seppur con non poche difficoltà aspetti della personalità con i quali può apparire difficile empatizzare. A volte, infatti, sembra impossibile capire perché Matilde non riesca a reprimere la propria meschinità, Nina la propria rabbia e perché Daniele, semplicemente, si comporti da Daniele. “Sono pazzi” direbbe qualcuno, ma nella loro follia – più simile ad alcuni tratti comuni alla società intera di quanto si possa pensare – ognuno di quei “pazzi” riesce a regalare qualcosa. Legati dalla loro condizione comune, staccati dal mondo esterno, i pazienti all’interno del SPDC si vedono davvero, si abbracciano al di là delle motivazioni per le quali ognuno di loro è arrivato lì. Ma c’è anche chi, come Rachid, e come spesso accade, non riesce ad andare oltre il proprio vissuto, plasmato da una società che – a detta sua – ti sputa quando non ha più alcun bisogno di te, pur desiderando ardentemente di essere a sua volta, salvato.

“Nessuno si salva da solo” titola un celebre romanzo di Margaret Mazzantini, e – seppure con un senso e un tema diversi – la serie rende chiara questa frase come poche altre cose. Nessuno si salva finché non viene visto, nessuno si salva quando viene abbandonato a sé stesso, nessuno si salva se non trova la forza di chiedere aiuto, nessuno si salva se non ci prova anche solo con la parte più recondita di sé. Quante volte infatti ognuno di noi ha sentito il bisogno di essere in qualche modo “salvato”, quante volte a differenza dei protagonisti della serie siamo riusciti a salvarci da soli, quante volte non abbiamo visto quello che avremmo potuto vedere, quante volte noi – e non una serie – abbiamo banalizzato quello che Federico Cesari e il resto del cast ci sbattono in faccia in modo tanto violento quanto delicato. “Sono pazzi”, ma poi se sono i protagonisti di una serie ci affezioniamo. 

[📷 © Monica Chiappara / Netflix]

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