Sull’arte se ne sono dette tante, perché tante sono le forme che può assumere: c’è chi ama le opere classiche, dove precisione e bellezza fanno da padroni, chi preferisce quelle più innovative, incomprensibili agli occhi di molti. E chi, poi, pensa che l’arte debba far discutere. Gli amanti delle opere divisive avranno apprezzato sicuramente l’ultima installazione di Gaetano Pesce in piazza Municipio, a Napoli, che nelle ultime ore sta facendo molto discutere per la sua forma fallica.
L’opera dello scultore e designer Gaetano Pesce, scomparso ad aprile 2024 a New York, si intitola “Tu si ‘na cosa grande” e fino al 19 dicembre 2024 sarà esposta in piazza Municipio. La sua popolarità, ormai, la precede, perché da quando è stata esposta non si fa altro che parlare della sua forma, che ha suscitato la curiosità di molti e scatenato una vera e propria polemica online. In un’intervista al Corriere della Sera, la curatrice Silvana Annicchiarico ha commentato così la reazione del popolo: «E seppure i napoletani in quest’ultima installazione di Gaetano Pesce vedessero, come in realtà vedono, un’opera fallica, vivaddio che male ci sarebbe? Anzi, è un inno alla vitalità in un momento arido, di stringente calo demografico in Italia. Lui ne sarebbe stato contento, gioirebbe di questo gran dibattito intorno alla morfologia di “Tu si ‘na cosa grande”».
L’opera è stata realizzata seguendo l’idea di Gaetano Pesce, ha chiarito la curatrice: «Il bozzetto e il modello rispettano in scala la forma che Gaetano aveva ideato: in piazza la dimensione reale può effettivamente favorire l’interpretazione fallica. Ognuno vede quello che vuole nell’arte, ed è giusto così». Secondo il suo punto di vista, quest’installazione può essere interpretata come il testamento di Gaetano Pesce lasciato alla sua amata Napoli: «Nella sua penultima opera “L’uomo stanco”, il protagonista è prono, guarda a terra e sente il peso del mondo sulle spalle. Nel ritorno alle radici ritrova il femminile potente. Sarebbe felice dell’impatto dell’opera sui napoletani, era profondamente democratico, voleva parlare alla pancia della gente».
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