Che il 2025 si preannunci come un anno di rottura è un tema che stanno affrontando in molti. Dalla geopolitica internazionale all’economia, passando per la numerologia esoterica, il nuovo anno iniziato da poco meno di 48 ore sembra già far parlare molto di sé, come di un momento fondamentale per lasciarsi indietro stigmi e convenzioni ormai considerate obsolete e affacciarsi a energie completamente rinnovate. Che questo processo avvenga in maniera fluida e naturale o se sarà necessario attraversare periodi difficoltosi proprio per abituarsi a questi cambiamenti, solo il tempo saprà dirlo. Sicuramente il 2024 ha già dato prova di un comune sentire di confusione e bisogno di riappropriarsi di nuove radici, forse perché ciò a cui siamo stati abituati nel corso degli ultimi anni non ci appartiene più.
La creatività sembra essere in un momento di stasi, e i mercati legati al settore lusso hanno affrontato una crisi che non si vedeva da tempo. Con prezzi sempre più alti e marchi sull’orlo del precipizio, emerge il bisogno di recuperare un’identità forte, che se da una parte coincide con il ripescaggio di codici visivi d’archivio, dall’altra deve essere stimolata da nuove, coraggiose voci che non hanno paura di osare. Non è un caso che, come reazione, il quiet luxury che ha serenamente invaso le tendenze degli ultimi anni affermandosi come corrente imperante, abbia lasciato pian piano spazio a un ritrovato bisogno di eccessi. È come se le persone, ora più che mai, sentissero il bisogno di esprimere un’edonistica necessità di apparire, forse per sopprimere una mancanza di certezze confortanti, ma anche per ribellarsi all’incertezza stessa.
Barcollando da un direttore creativo all’altro e da una tendenza all’altra, spesso destinata a durare non più di qualche mese, per il 2025 i comandamenti sembrano essere soprattutto libertà di espressione, voglia di osare e sperimentare senza preoccuparsi ancora delle conseguenze. Della serie, se tanto non c’è una cura vera e propria al male, tanto vale godere di ciò che si ha, semplicemente provando a vivere intensamente il momento senza condannarsi a lunghe sessioni di repressione e morigeratezza. L’abbiamo visto con il ritorno delle stampe animalier, della gioielleria che, ora più che mai, torna protagonista vistosa, del desiderio nemmeno troppo velato di seduzione. La comfort zone fatta solo di look “denim e white t-shirt”, non bastano più ad accontentare gli animi di una clientela annoiata e soprattutto smarrita. Ora è tempo di mettersi in gioco, e l’unico mezzo per farlo è provare davvero a spingere l’acceleratore su stimoli accattivanti. Quali saranno dunque i macro trend del 2025?
Gli anni ’70, tra boho-chic e biker
Se è la libertà espressiva ciò di cui abbiamo bisogno, non è un caso che gli anni ’70 siano ritornati ad affermarsi a gran voce nel panorama fashion. Un decennio annoverato ancora oggi come tra i più sperimentali, dove una lunga serie di micro tendenze si mixano insieme per un risultato unico nel suo genere. L’hippy chic, il glamour hollywoodiano ispirato dal “goddess style”, giacche e stivali da biker combinati ad abiti romantici in pizzo bianco, cappelli cowboy in total look denim, l’eleganza quotidiana espressa attraverso completi sartoriali da “power woman” ma anche la disco music fatta di scintillio, sono tutti elementi che ritroveremo nel prossimo anno, proprio perché esprimono una rara capacità di essere versatili ma anche di lasciare il segno. Contaminazione, fascino retrò, romanticismo rock, tutto è concesso, tranne essere noiosi.
The bold lady
Elegantissima, ingioiellata, sexy con una sana dose di sfrontatezza e ironia. La donna del nuovo anno non ha paura di incoraggiare la sua essenza femminile più pura ma soprattutto non ha paura di giocarci per ottenere quello che vuole. Nel 2024 avevamo visto su TikTok il trend della “Mob Wife”, e se molte delle aestethic nate sui social sono destinate a spegnersi nel giro di poco tempo, questa sembra ben decisa non solo a conservarsi ma anche ad evolversi nelle modalità più sofisticate del genere. Le donne sembrano determinate a non lasciarsi intimorire dall’abbracciare la propria femminilità a tutto tondo, e se negli ultimi anni il modello effortless è quello che ha avuto la meglio, ora c’è voglia di trascorrere di nuovo molte ore davanti lo specchio per farsi belle. Ovviamente per sé stesse. Quindi via libera a furry coat, stampe leopardate, pizzi sensuali e linee sinuose.
Pop Dolly
Bambole si, ma meno romantiche e più giocose. Colori forti, stampe geometriche e volumi esagerati, lo stile “bambola” è ancora una presenza delle passerelle, ma questa volta scevro del suo candore originale e pronto a lanciarsi in sperimentazioni visive al confine con il surrealismo. Insomma, Alice nel Paese delle meraviglie non solo incontra lo Stregatto, ma diventa lei stessa una Stregatta. Gonne tutù caramella, polka dots, sovrapposizioni e maniche a sbuffo gigantesche, un approccio childish alla moda, che diventa strumento di autoironia.
The glamour side of utilitywear
Giacche in tessuti tech e traspiranti abbinati a mini dress in paillettes e ballerine? Perché no. Soprattutto con gli anni della pandemia, l’utilitywear più comodo è ormai entrato di diritto nei nostri armadi, e riuscire a farne a meno ora sarebbe un problema. Semplicemente, perché non provare a spogliarlo della sua semplice connotazione di abbigliamento quotidiano e funzionale e conferirgli un’anima nuova e anche glamour attraverso mix and match azzardati ma inaspettatamente riusciti? Una giacca a vento ci protegge dal freddo ma non per questo non dobbiamo rinunciare a indossare il nostro party dress preferito, tutto sta nel combinarli bene insieme e soprattutto nella giusta confidence. Dopotutto, abbiamo già detto che la libertà è l’unica cosa che conta davvero?
Minimal but really chic
Per una buona percentuale di persone che scelgono di osare, vi è sempre una controparte per sempre fedele al minimalismo. Che per il prossimo anno non vuole tuttavia restare nella sua comfort zone di “lusso tranquillo”, ma vuole destreggiarsi da il lirismo più alto e lussuoso e sperimentazioni visive degne di un genio dell’ingegneria. Che si voglia riportare in auge il “black to impress” degli anni ’90 o lasciarsi sedurre da nuove suggestioni fatte di geometrismi e volumi futuristici, anche essere minimal può essere divertente, ma soprattutto pronto a lasciarsi alle spalle cliché e convenzioni ormai non più credibili.
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