Trend: dagli anni 2000 a oggi, più di 20 anni di edonismo al maschile

“Preciso, liscio e potente”: furono questi gli aggettivi scelti per sponsorizzare il rasoio Gillette con un’adv globale che vedeva come testimonial il calciatore più famoso di tutti i tempi, David Beckham. Era il 2004, e la potenza mediatica di quell’immagine affermò per sempre una nuova idea di mascolinità, favorendo la diffusione di un movimento virale, il “Metrosexual”. David Beckham, definito dalla stampa il “più grande metrosessuale della Gran Bretagna”, incarna perfettamente questo nuovo ideale maschile: con la sua pelle perfetta, i look in combo con sua moglie Victoria e i diamanti ai lobi delle orecchie, è la dimostrazione tangibile che la virilità non ha nulla a che vedere con l’aspetto e che i beauty center e le boutique d’alta moda non sono solo un’esclusiva del mondo femminile.

Ma chi erano i “Metrosexual”? Uomini di bell’aspetto, di solito ubicati nelle grandi città, ben vestiti e solitamente di successo, a differenza degli Yuppies degli anni ’80, sono meno “business oriented” e più votati al “pleasure for pleasure”. Dei dandy contemporanei, che frequentano le palestre ma anche i centri estetici, ma soprattutto amano fare shopping dimostrando un forte senso dello stile. Tra le icone del tempo, Jude Law, che nei primi anni 2000 diffonde un nuovo tipo di sensualità maschile: meno aggressiva e più soft, ma soprattutto cool. A contribuire alla sua immagine, il film “Alfie”, che ben rappresenta lo spaccato dei metrosexual della Londra del periodo. 

Fit iper slim, sciarpe sottili, accessori abbinati con gusto, gilet, maglie aderenti e scollatissime, cappelli come fedora e coppole, cappotti con dettagli furry, foulard: questi i tratti distintivi di uno stile che conquista star del calibro di Hustin Theroux, Jared Leto e Brad Pitt, mentre un giovanissimo Zac Efron conquista fan di tutto il mondo con il suo ciuffo laterale. In Italia, esplode il fenomeno dei “Tronisti” che, seppur in modalità differente, è frutto di questa nuova cultura. E anche la moda non si lascia sfuggire l’occasione di raccontare questo edonismo tutto al maschile, con in testa marchi come D&G e il Gucci di Tom Ford, ma anche il Dior Homme di Hedi Slimane, che con le silhouette slim riscrive i codici del tailoring. Il Metrosexual non è da confondersi con lo stile genderless: non si tratta di capi unisex, ma di capi maschili più fluidi e che non si lasciano intimorire dall’utilizzo di vezzi iper aesthetic.

Le ultime collezioni uomo hanno dimostrato un ritorno al dandismo più audace: tra pellicce, scollature, slim fit e borse che hanno incantato anche il pubblico femminile, due big name come Dolce&Gabbana e Prada hanno in parte riscritto quei codici ma in chiave contemporanea. E se recenti studi hanno dimostrato che gli uomini spendono in media più delle donne per la beauty care, probabilmente questo report sarà valido anche per il mercato del lusso. Nonostante venga associato a una vibe legata all’apparenza, il Metrosexual ha avuto il grande merito di scardinare molti confini di genere stereotipati e spesso tossici, conferendo maggior apertura e relax, anche nel rapporto uomo e donna. Non ci resta dunque che augurargli un bentornato in grande stile

[📷 IPA; Courtesy of Dolce&Gabbana; prada.com]

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