Un mare di teste chinate sugli smartphone. Ormai sappiamo come funziona e questo panorama è quello che ci accoglie continuamente, ogni qual volta saliamo su un mezzo pubblico. Il passatempo preferito per ingannare il tempo, ormai, è quello. Tra un reel e uno scroll, tra un messaggio vocale e una chiamata. Mentre intorno, magari, ci perdiamo la scenografia urbana dietro di noi, in tram, oppure il contatto visivo del materiale umano che incontriamo in metropolitana. Tutto meno romantico? Sicuramente. Anche se, diciamocelo, quando viaggiamo ci piace rinchiuderci in noi stessi. Cuffiette alle orecchie, musica a palla, zero contatto visivo.
Ma se al posto del telefono, ci si concentrasse su qualcosa di più proficuo? Succede spesso, salendo sui mezzi, di notare quelli che ormai sono sempre più asterischi. Delle anomalie, ai nostri tempi nell’era digitale che stiamo vivendo, in cui i nostri occhi sono sempre più su tablet, computer e telefoni. Sono quelli che si godono un buon libro, tra una tratta e l’altra. Persi tra i capitoli come se fossero fermate della metropolitana. Eccezioni che però danno più poesia ai nostri viaggi, perché ci fanno pensare che forse non è importante viaggiare solo fisicamente, ma anche con la mente. Non soltanto con i post e i trend, che durano quei pochi secondi prima di passare al prossimo, ma anche con le storie e i romanzi scritti su carta.
Personaggi e trame avvincenti, titoli storici e nuovi saggi, romanzi e autobiografie. Scorgiamo le copertine davanti a noi nelle mani dei lettori e ci incuriosiamo noi stessi. Che forse dovremmo prendere spunto dalle copertine che vediamo, trasformandole in consigli di lettura. Magari anche da regalare durante queste feste, perché no? Ma soprattutto da gustarci durante il viaggio verso casa o verso qualsiasi destinazione. Alzando lo sguardo ogni tanto e abbassandolo su una pagina, mentre la metro, il tram o il bus ci porta da un punto all’altro della città. E noi, invece, andiamo molto più lontano. Ma con la fantasia e con la testa.