“Era una cupa mezzanotte e mentre stanco meditavo
Su bizzarri volumi di un sapere remoto,
Mentre, il capo reclino, mi ero quasi assopito,
D’improvviso udii bussare leggermente alla porta.
“C’è qualcuno” mi dissi” che bussa alla mia porta
Solo questo e nulla più”
‘Il Corvo’ Edgar Allan Poe, 1845
Se c’è un’attrazione fatale e a tratti morbosamente sublime, è quella tra la creatività contemporanea e la poetica dell’orrore. Un orrore romantico, teatrale, cupo ed onirico che riesce a fare breccia nel cuore degli spettatori senza turbarli, quanto piuttosto affascinandoli portandoli con se in un mondo che pare essere scritto da Tim Burton ma anche da Lord Byron. ‘Il Corvo’ di Edgar Allan Poe è una poesia d’amore e struggimento, la storia di un amante che piange la sua donna, Lenore, prematuramente scomparsa. Non ci è dato sapere il motivo della sua morte, ma eternamente perdura il ricordo della sua bellezza. Con un ritmo angosciante e squisitamente doloroso, il narratore/amante è diviso tra il desiderio di dimenticare e quello di ricordare Lenore, incalzato da un corvo, animale oscuro e iconograficamente sofisticatissimo, che sembra infierire sui suoi tormenti in un clima di masochismo e piacere. ‘Nevermore. Nevermore. Nevermore’ dice il corvo all’amante, che sembra abbandonare ogni speranza di rinascita ma accetta la sua condizione di perpetuo bilico tra amore e morte.
Thom Browne chiude la Fashion Week di New York nel giorno degli innamorati, portando in scena l’amore. Non l’amore da copertina, ma quello romantico, che come uno ‘Sturm und Drang ‘ travolge con passione e spesso fa soffrire. Un grande albero ramificato impera su tutta la scenografia, e da esso emergono dei ‘bambini sperduti’, sapientemente vestiti nella migliore tradizione preppy, come alunni di una classe di un collegio vittoriano ma senza una meta. E poi eccola, Lenore, con un turbinio di uccelli neri sul sul cappotto e sul copricapo, mentre la poesia soprannaturale di Poe viene recitata, facendo da sfondo ad un’esplosione di sartoria, dove Browne si riconferma un fuoriclasse assoluto. Perché aldilà dell’atmosfera gotica e onirica, conferita anche dalle scelte di hairstyling e make up, la sfilata del brand del gruppo Zegna è un tripudio di capi di estrema vestibilità. Capispalla con silhouette imponenti, squadrate, strette e sinuose, giochi di sovrapposizioni che tanto ci hanno ricordato Rei Kawakubo, ma anche smoking super chic ed elementi sensualissimi, come camicie, gonne trasparenti e collant tempestati di rose. E ancora soprabiti neri con revers ribassati profilati in gros grain, boleri, camice bianche e cravatte, tutto scomponibile e tutto perfettamente adatto ad entrare nell’armadio di ogni donna.
Thom Browne ci ricorda come l’amore faccia parte della vita vera, anche nella sua dimensione più cupa e dolorosa, così come la moda debba riuscire a coniugare il suo impatto emotivo ma senza dimenticare la sua missione più importante: vestire le persone e farlo bene.
[📷 Instagram: thombrowne]