Union Jack, una bandiera, un simbolo. E non parliamo solo di patriottismo ma dell’iconicità di un pattern, una stampa, protagonista di innumerevoli momenti della moda istituzionale e non solo, dato che è stata molto amata anche dalle sub-cultures. In un mix di cringe e ironia, e in un esercizio di stile “anti cool”, è esattamente per questo motivo che i giovani di oggi stanno dando alla bandiera inglese una seconda possibilità.
Su e giù per il paese, le stampe Union Jack stanno lentamente rientrando nel lessico della moda dei giovani, apparendo su micro t-shirt, borse a tracolla e berretti di lana lavorati a maglia. La versione più accreditata al momento non è quella patinata delle passerelle, ma quella del negozio di souvenir sotto casa, escamotage perfetto per i giovanissimi, sia che siano seduti fuori da un concerto di Yung Lean a Londra, sia che stiano camminando per le strade acciottolate di Parigi o che vadano a fare una passeggiata nel quartiere settentrionale di Manchester.
Che sia uno stile spesso associato ad un certo tipo di estetica del brutto, oggi come non mai lo rende estremamente affascinante. I Gen Z, quelli che popolano i social media e si fanno precursori di tendenze su Tik Tok, sanno sempre come pescare dall’immenso bacino di possibilità che il passato, più o meno recente, riesce a regalare. Spesso andando a ripescare proprio le tendenze più “brutte”. Il senso di provocazione, unito allo sfoggio di quella certa nonchalance ironica e dissacrante, rende questo trend la perfetta “ Next Big Thing” dei prossimi mesi.
Che siano i mini dress di Geri Halliwell, o le jumpsuit attillate indossate da David Bowie negli anni ’70 del Glam Rock, la storia ha da insegnarci in merito all’utilizzo della bandiera britannica come escamotage fashion. E nel corso degli anni, ha sempre subito grandi addii e grandi ritorni. Indimenticabile la copertina del 1997 di Vanity Fair che vedeva Liam Gallagher e l’allora compagna Patti Kensit avvolti in una bandiera blu, rossa e bianca, così come, in tempi più recenti, il cappello a cilindro sfoggiato da Taylor Swift per la sfilata di Victoria’s Secret. Per non parlare dell’ondata dell’Indie Rock britannica dei primi anni 2000, che ha visto gruppi come i Babyshambles e gli Arctic Monkeys spesso associati alla bandiera inglese.
«La rivisitazione dell’Union Jack nella moda riguarda meno il patriottismo tradizionale e più la reinterpretazione culturale» ha affermato Andrew Groves, professore di Fashion Design alla Westminster University. In passato, l’Union Jack è stata abbracciata sulla base di una genuina convinzione che le cose potessero effettivamente migliorare, ma ora – anche con un nuovo governo laburista – le cose non sembrano così positive per i giovani in Gran Bretagna, e un riflesso di ciò è l’ironia della bandiera. Come continua Groves, «la rinascita dell’Union Jack nella moda riguarda meno il patriottismo tradizionale e più il suo fascino grafico e la reinterpretazione culturale». In altre parole, il suo significato è costantemente in movimento. Questo consente quindi alle nuove generazioni di reclamare e ricontestualizzare la bandiera in modi che riflettono l’identità britannica contemporanea.
Ma anche se l’ironia sembra essere il modo con cui i giovani interagiscono con la bandiera, non è il caso di tutti. Conor, uno studente di moda di 21 anni a Manchester, possiede circa sette o otto pezzi di Union Jack che ha comprato su Vinted, Depop e nei negozi di beneficenza. «Personalmente ho un po’ di nostalgia», dice, «perché quando ero più giovane avevo una camera da letto a tema Union Jack, ed è lì che è cresciuta la mia ossessione. Sono sempre attratto dai pezzi a tema Union Jack».
Doja Cat vestita come Ginger Spice al Wireless Festival questo mese sembrava abbracciare in pieno il trend ripercorrendo gli antichi fasti, così come la designer Dilara Fındıkoğlu che pubblicava il pezzo couture accanto alla didascalia “veramente orgogliosa e grata”, seguita da un’emoji di Union Jack. C’è quindi, oltre all’ironia, anche un senso di profonda nostalgia?
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