The Eye of Time: la preziosa spilla di Salvador Dalì che misura il tempo

Come sappiamo, per Salvador Dalí il tempo non è mai stato un semplice sistema di misurazione, ma un elemento fondante della sua riflessione sulla natura umana e sull’esistenza. Il suo dipinto più celebre, La Persistenza della Memoria, realizzato nel 1931 e oggi conservato al Museum of Modern Art di New York, ne costituisce un esempio emblematico. Opera surrealista per antonomasia, raffigura una landa deserta dominata da orologi molli e deformati, la cui consistenza fluida diventa simbolo della relatività del tempo. L’intera produzione di Dalí riflette su questa dimensione: il tempo non scorre in modo uniforme per tutti gli esseri viventi. Un’ora può rappresentare una porzione significativa dell’esistenza di una formica, che vive pochi mesi, ma risultare trascurabile per l’essere umano; allo stesso modo, è quasi irrilevante per un albero secolare o per una roccia, che sembrano attraversare il tempo in una dimensione quasi immobile. Ne deriva una visione profondamente soggettiva dell’esperienza temporale, in cui ogni essere vive secondo un proprio ritmo e costruisce una memoria differente.

Questa concezione trova un’ulteriore e originale espressione in The Eye of Time, gioiello realizzato nel 1949. Si tratta di una spilla a forma di occhio, al cui centro è incastonato un orologio funzionante. La struttura dell’occhio è composta da diamanti, mentre la pupilla è un quadrante smaltato di azzurro, su cui figura la firma di Dalí. Nell’angolo interno, un rubino introduce un elemento di forte realismo, e da esso scende una lacrima, anch’essa realizzata in diamanti. L’opera fu ideata per Gala, moglie e musa dell’artista, diventando uno dei pezzi più significativi della sua collezione di gioielli. Sebbene il design sia interamente attribuibile a Dalí, la realizzazione fu affidata invece al gioielliere argentino Carlos Alemany.

Nel tempo sono stati prodotti pochissimi esemplari della spilla: se ne conoscono soltanto quattro. Due sono apparsi in asta presso Sotheby’s negli ultimi anni. Il primo, presentato nel 2014 con una stima tra 250.000 e 350.000 dollari, è stato venduto per oltre un milione di dollari; il secondo, attribuito come “After Salvador Dalí” e infatti privo della firma sul quadrante, è stato battuto nel 2016 per una cifra significativamente inferiore. Un terzo esemplare è stato recentemente messo all’asta Sotheby’s, con una stima compresa tra 300.000 e 400.000 dollari.

La storia di quest’ultimo è particolarmente interessante: pare che nel 1949 il banchiere di Philadelphia Cummins Catherwood e sua moglie commissionarono a Dalí una serie di ventidue gioielli. Quando la collezione venne acquisita nel 1958 dalla Owen Cheatham Foundation, la signora Catherwood sentì profondamente la mancanza di The Eye of Time e convinse l’artista a realizzarne un nuovo esemplare. È proprio questo il pezzo oggi proposto all’asta.

Ciò che rende l’opera così significativa non è soltanto la sua bellezza e raffinatezza formale, ma soprattutto il concetto che incarna. Unendo l’immagine dell’occhio a quella dell’orologio, Dalí trasforma il tempo in qualcosa che osserva, e non semplicemente in qualcosa che viene misurato. La lacrima introduce una dimensione emotiva, evocando memoria e l’inevitabile drammaticità della perdita. Tutti gli elementi fondanti della sua filosofia si incarnano dunque in questa piccola opera, che condensa vezzo, preziosità, funzione e poesia.


[📷 Getty Images]

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