Supreme: VF Corporation starebbe valutando la cessione

Il brand streetwear newyorkese che ha segnato una generazione starebbe valutando una cessione; stiamo parlando di Supreme, per cui Vf Corporation sarebbe in trattativa per la vendita, e si sarebbe già messa in contatto con Goldman Sachs per esplorare i potenziali compratori. Il brand è stato rilevato nel 2020 dal gruppo statunitense, (di cui fanno parte altri celebri marchi come Van, Timberland e The North Face), al costo di 2,1 miliardi di dollari.

Nel terzo trimestre la Vf corporation avrebbe registrato un calo del 16% rispetto ai 3,53 miliardi (3,26 miliardi di euro) dell’anno precedente, con perdite per 45 milioni (41 milioni di euro), e pertanto ha avviato un piano di riduzione dei costi per cercare di diminuire i debiti, oltre ad aver avviato un’approfondita revisione strategica della sua attività Global packs, che comprende marchi come Kipling e Jansport.

Inoltre, lo scorso febbraio 2024 la società di rating S&P ha tagliato la valutazione di Vf corporation consigliando la cessione di alcuni brand per limitare i 6 miliardi di dollari di perdite; l’operazione consentirebbe alla holding di ottenere liquidità, ma aumenterebbe le pressione sulla performance dei restanti marchi. L’investitore attivista Engaged capital ha chiesto la cessione di tutte le griffe nel portafoglio del marchio, fatta eccezione per Vans e The north face.

Dopo anni di vera e propria supremazia nel mondo dello streetwear, Supreme sta vivendo un periodo di crisi Il brand ha infatti chiuso l’esercizio con vendite per 523 milioni di dollari (483 milioni di euro) con 38,4 milioni (35 milioni di euro) in meno rispetto all’anno precedente e una redditività di 64,8 milioni di dollari (60 milioni di euro) rispetto agli 82,4 milioni (76 milioni di euro) del 2022. Il marchio ha sempre seguito un business model particolare, che, facendo leva sull’esclusività e sul senso di appartenenza, ha basato il suo successo sul rilascio di drop in limited edition, nonché su importanti collabs con brand luxury. Un meccanismo che non sembra più essere così utile nel catalizzare l’attenzione dei consumatori, le cui abitudini di acquisto sembrano definitivamente cambiate.

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