Sul Titan l’ossigeno dovrebbe essere finito. Ma, forse, non è così

Le squadre di ricerca del sommergibile Titan e dei suoi 5 passeggeri continuano senza sosta dal giorno in cui si sono perse le comunicazioni, domenica 18 giugno, dopo poche ore dall’inizio dell’immersione. Il Titan, come si legge sul sito di OceanGate, ha disponibilità di ossigeno di 96 ore, 96 ore che, secondo i calcoli, sono appena scadute.

Nonostante le ricerche, tra aerei del Pentagono e mezzi nautici francesi, abbiano coperto un’area di quasi 25.900 chilometri quadrati, pare che non ci sia traccia del sommergibile, così come non è ancora chiaro cosa sia successo, dove esattamente si trovasse quando è scomparso e come mai si siano interrotte le comunicazioni.

Tuttavia, il mondo sembra non riuscire a smettere di interrogarsi su questo avvenimento. Ma cosa succede adesso? Se l’imbarcazione è ancora intatta, potrebbe avere poche ore di ossigeno rimanenti. Ma questa linea temporale non è poi così netta. Il dottor Ken LeDez, esperto di medicina iperbarica presso la Memorial University di St John’s, ha dichiarato a BBC News, che dipende moltissimo dalle condizioni in cui si trovano realmente le persone a bordo.

Secondo LeDez: “Dipende da quanto freddo prendono e da quanto sono efficaci nel conservare l’ossigeno”. I brividi per esempio, determinano un consumo superiore di ossigeno. Come sottolinea LeDez si tratta di un processo graduale e non netto: “Non è come spegnere una luce, è come scalare una montagna: man mano che la temperatura si fa più fredda e il metabolismo si abbassa [dipende] dalla velocità con cui si sale su quella montagna”.

Dall’altra parte, sempre secondo LeDez, in un certo senso, il freddo potrebbe essere anche loro amico. Se il freddo li portasse ad uno stato di incoscienza, il consumo di ossigeno si ridurrebbe e allungherebbe il tempo a loro disposizione. Allo stesso tempo, se fossero privi di coscienza non sarebbero in grado di aiutarsi o collaborare con i soccorsi.

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