Stefano Benni, addio allo scrittore di “Bar Sport”: aveva 78 anni

Penna sopraffine e dall’humor per nulla scontato. Fantasia al comando, nei libri e nei racconti esilaranti che hanno appassionato milioni di italiani. Se n’è andato Stefano Benni. A dare la notizia è stata Repubblica, riportando che lo scrittore è morto questa mattina, martedì 9 settembre, dopo anni in cui si era ritirato a vita privata, indebolito da una lunga malattia. Una notizia dolorosa per il mondo dell’editoria italiana, ma per tutto il Paese, che ha saggiato i lampi di geni dello scritto nato a Bologna il 12 agosto 1947. 

Sì, perché il suo modo di raccontare le storie si è rivelato ben presto unico e distinguibile nel panorama letterario italiano. Con capolavori che spaziano tra romanzi e antologie di racconti, tra cui non si può non citare “Bar Sport”, che nel 2011 divenne anche un film, ma ancora “La compagnia dei celestini”, “Elianto”, “Margherita Dolcevita”, “Terra!”. La sua ultima fatica letteraria risale al 2020, quando per Feltrinelli uscì “Giura”, libro in cui ha parlato di «amori felici e impossibili. 

Per niente impossibile fu il suo amore per la scrittura che, come riporta ancora Repubblica, lo ha portato a essere riconosciuto come giornalista, ancor prima che scrittore e poeta. Collaborando proprio con la testata del gruppo Gedi, ma anche con il manifesto, ma anche riviste come L’Espresso, Panorama e Linus. I suoi testi evocativi e umoristici sono arrivati ovunque. Al cinema, a teatro, in televisione, oltre che su carta. Malinconico e spiazzante, veniva soprannominato il “Lupo”, perché, come raccontato sul suo blog tra il serio e il faceto, aveva l’abitudine di girare di notte con i suoi sette cani, ululando insieme a loro. Ma ora il “Lupo”, nato negli Appennini, ha salutato tutti in silenzio, ma il rumore che i suoi libri continuano a fare tutt’ora, lo farà vivere per sempre. 

[📸 IPA]

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