Cogliere la bellezza nei piccoli dettagli può essere un vero lavoro, soprattutto se questi vengono trasformati in arte. È quello che fa Stefan Draschan, fotografo tedesco che, attraverso i suoi scatti, ha conquistato il mondo dei social. Il suo segreto? Trovare una sintonia tra le cose.
A tutti sarà capitato di fotografare, o farsi fotografare, davanti alla propria opera preferita. Ma quanti di noi sono riusciti a notare somiglianze e armonie tra i visitatori e le opere d’arte? Sebbene spesso passino inosservate, sono più numerose e comuni di quel che pensiamo. Lo dimostrano le fotografie scattate da Stefan nei musei, dove la sua lente riesce a cogliere qualcosa di diverso da quello su cui, tendenzialmente, ci focalizziamo tutti. Invece di fotografare le opere, grandi protagoniste delle case d’arte, Stefan si focalizza sui visitatori e fotografa quelli in sintonia con i grandi dipinti.
La sua pagina ufficiale ci trasporta in un mondo colmo di corrispondenze. Sebbene la rubrica dei musei sia una delle più famose, sono tanti i fil rouge che ogni giorno insegue: dalle persone che si abbinano agli edifici delle città, alle coppie in perfetta sintonia estetica. Per raccontare queste fotografie, abbiamo pensato che non ci fosse idea migliore che intervistare Stefan Draschan, l’uomo dietro l’obiettivo.
Il museo in cui è iniziato tutto
Come è nata l’idea di spostare l’attenzione dalle opere d’arte alle persone che abitano i musei? C’è stato un episodio particolare che ti ha ispirato?
«La mia prima esperienza in questo senso è stata durante una mostra su Monet a Vienna, quando ero studente. C’erano così tante persone davanti a un dipinto delle ninfee che riuscivo a malapena a vedere l’opera – negli anni successivi mi sono concentrato su cinema e musica… Poi, da giornalista a Berlino, ho iniziato a frequentare molto i musei, anche a Vienna, ma solo per me stesso. Successivamente, con l’avvento dei social media e dei blog, ho scoperto il lavoro di molti artisti, come ad esempio Alecio de Andrade (People in Louvre)».
«Ho provato a imitarlo un po’ scattando 1 o 2 foto – all’epoca solo con l’iPhone – di alcuni sacerdoti al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Poi, nel 2014, ho scattato una foto con una macchina professionale a un uomo davanti a un dipinto di Braque. All’inizio del 2015, durante una prova in bicicletta da Vienna a Cannes, ho fotografato un uomo che si abbinava perfettamente a un vaso già all’ingresso della Glyptothek di Monaco. E da lì è iniziato tutto, andando sempre più in profondità in questa ricerca».
Da quel momento, ci racconta, il suo modo di vivere i musei è cambiato tantissimo. «Mi sento a casa in alcuni musei e il mio lavoro è come una meditazione e/o una preghiera».



Hai una notevole capacità di cogliere piccoli dettagli. Come ha cambiato il tuo modo di vivere e osservare il mondo?
«È davvero divertente e per lo più una gioia: mi ero reso conto che, passando in bicicletta senza nemmeno guardare, riuscivo a notare ogni graffio su un’auto a 100 metri di distanza… gli occhi e il cervello imparano a elaborare e cominciano a divertirsi».
Preferisci cogliere i visitatori di sorpresa o hai anche scattato foto in posa?
«Sono vegetariano da quindici anni, ma a volte mi piace giocare il ruolo del cacciatore, quindi la sorpresa è fondamentale per me. Fotografare è silenzio, meditazione, preghiera e concentrazione: voglio essere silenzioso e non disturbare nessuno. Inoltre, serve molta concentrazione perché bisogna regolare la fotocamera continuamente, si fanno molti errori e si perdono molti scatti belli, ma si impara. A volte amici, fan o troupe televisive si uniscono a me nelle mie passeggiate nei musei».
«A volte, le persone si mettono in posa da sole e io le fotografo di nascosto. Quindi sono foto in posa, ma non per me! Credo che ne farò una sottoserie, scattando anche una foto alla persona che la sta fotografando».
Dalle serie “Museum Directors Matching Artworks” a “Cars Matching Homes”, il tuo lavoro evidenzia diversi temi e fili conduttori. Qual è il tuo preferito?
«Mi piacciono molto alcune delle mie Reflections on Art, anche se non ne ho viste molte negli ultimi anni». E sul tempo che impiega a raccogliere gli scatti perfetti, ci ha detto che bastano due ore. «”Twohourseries” è la mia seconda serie, in cui osservo una città durante un viaggio e trovo somiglianze nel giro di due ore. Entrambe sono state realizzate in Svizzera: la prima nel 2020. Oggi passo solo qualche ora a settimana nei musei, mentre alcuni anni fa ci andavo ogni giorno per diverse ore».
I musei in cui scattare
Quali sono i tuoi musei preferiti? Hai mai scattato foto in Italia?
«Sì, e per me è stato un grande piacere che nel mio nuovo libro Double Take ci siano fotografie scattate a Procida, Napoli, Capri, Roma, Firenze e Venezia. In molte città ho musei preferiti. Adoro scoprire musei per la prima volta, e io, i miei cinque sensi e la mia macchina fotografica abbiamo molto da fare in queste cattedrali dell’arte, non solo per goderne, ma anche per condividere con gli altri.
La prima volta che ho visto il mio Caravaggio preferito al Pio Monte di Napoli, sono rimasto a fissarlo per 20 minuti, rapito dalla sua composizione perfetta e dal chiaroscuro… era come fluttuare nello spazio senza tuta. La seconda volta ci sono rimasto più di un’ora, nemmeno so se ho sbattuto le palpebre, i miei occhi erano troppo soddisfatti».
C’è un messaggio che desideri trasmettere attraverso le tue fotografie?
«Che ho bisogno di residenze artistiche in tutto il mondo! Voglio dimostrare che si può fare fotografia ovunque, con un budget ridotto e con poco impatto ambientale. Viviamo su un pianeta con risorse limitate e non serve molto per creare. Tutti, in un certo senso, sono belli e possono diventare un’opera d’arte.
Il mio sogno nel cassetto? Vorrei fare un viaggio sentimentale in treno attraverso Francia e Italia, come Lawrence Sterne, e scattare grandi foto in almeno 100 città italiane e 100 francesi. Sarebbe abbastanza per tutta la mia vita».
[📷 Instagram: stefandraschan]