Starbucks lascia la Russia dopo 15 anni

Dopo 15 anni nel Paese, Starbuck ha deciso di accodarsi a numerosi altri brand e di lasciare la Russia a seguito della decisione del suo presidente, Vladimir Putin, di invadere l’Ucraina. Insieme ad altri big della ristorazione – e non – il colosso della caffetteria ha deciso di ritirarsi dalla Russia nonostante sia al momento presente sul territorio con ben 130 locali.

La catena ha reso noto che intende pagare tutti i suoi duemila lavoratori russi per circa sei mesi e che provvederà ad aiutare questi ultimi nella loro transizione verso altri posti di lavoro. La società, negli Stati Uniti, ha subito forti pressioni affinché tagliasse i ponti con la Russia il prima possibile. La catena, nonostante avesse già sospeso tutte le proprie attività commerciali nel Paese lo scorso 8 marzo – compresa la spedizione di prodotti – ha necessitato di giù tempo per scogliere gli accordi di licenza.

«Come accennato l’8 marzo, abbiamo sospeso tutte le attività commerciali in Russia, inclusa la spedizione di tutti i prodotti Starbucks. Starbucks ha preso la decisione di uscire e di non avere più una presenza del marchio sul mercato. Continueremo a supportare i quasi 2.000 partner di green apron in Russia, inclusa la retribuzione per sei mesi e l’assistenza ai partner per la transizione verso nuove opportunità al di fuori di Starbucks» ha dichiarato la società in un comunicato. 

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