SpazioSERRA: il laboratorio espositivo nella metropolitana di Milano che trasforma il passaggio in possibilità

Nel passaggio della metropolitana di Milano Lancetti, tra flussi quotidiani e attraversamenti rapidi, si apre uno spazio che si configura come laboratorio e soglia. SpazioSERRA si inserisce con una presenza discreta ma attiva dentro il movimento urbano: una pagoda di vetro la cui architettura trasparente diventa superficie di esposizione e relazione continua tra interno ed esterno, due condizioni che si rispecchiano e si co-determinano nello stesso campo percettivo. «SpazioSERRA è il nome dello spazio fisico, ma oggi ci identifichiamo più come collettivoSERRA», racconta Massimiliano, uno dei membri dell’associazione. Il progetto nasce all’interno della rete di Artepassante, iniziativa che dal 2012 trasforma i vuoti infrastrutturali del sistema ferroviario milanese in presidi culturali diffusi. Ex edicole e spazi di transito diventano dispositivi espositivi abitati da collettivi e pratiche artistiche ibride.

Nel 2017 un primo duo prende in gestione lo spazio nella stazione ferroviaria di Lancetti e avvia un processo di aggregazione che conduce all’attuale collettivo: undici persone con background eterogenei tra arte, antropologia, design, fotografia e sviluppo web. Questa composizione definisce un approccio al lavoro culturale fondato sulla pluralità dei saperi e sulla porosità delle competenze, dove le pratiche si attraversano e si contaminano reciprocamente. SpazioSERRA si configura come dispositivo liminale dell’arte contemporanea: una membrana che regola la continuità tra interno ed esterno. La trasparenza della struttura facilita ed organizza una relazione simultanea tra spazio espositivo e spazio urbano, producendo un campo condiviso di visibilità: lo sguardo circola in entrambe le direzioni. Chi attraversa la stazione osserva lo spazio ed entra in una dinamica di esposizione che include il passante stesso, dando vita ad una condizione di co-presenza asimmetrica in cui chi osserva e chi è osservato coesistono nello stesso campo visivo senza stabilizzarsi in ruoli fissi.

La temporalità del passaggio, propria dell’infrastruttura metropolitana, struttura la grammatica dello spazio: tutto esiste nell’attraversamento continuo. La visione si costruisce per frammenti, la permanenza assume forme provvisorie, la soglia si attiva come condizione costante. L’esposizione diventa pratica del transito e della coabitazione degli sguardi. «Siamo dentro una stazione, quindi tutto è già in movimento. Le persone non vengono necessariamente per vedere una mostra: ci passano dentro», spiega Massimiliano. Il lavoro curatoriale si costruisce proprio a partire da questa instabilità strutturale. Le mostre nascono da open call annuali, inizialmente con temi specifici, ora più fluide. Nel tempo, la programmazione si è trasformata infatti da struttura tematica a processo aperto, in cui il senso emerge dalle relazioni tra i progetti selezionati. Negli ultimi cicli si è consolidato un asse ricorrente: la spettatorialità. «Ci interessa molto il rapporto tra chi guarda e chi viene guardato. In uno spazio come questo ogni visione è situata, attraversata da sguardi mobili.»

La riduzione del numero di progetti espositivi negli ultimi anni ha introdotto una maggiore sostenibilità produttiva, mentre la recente trasformazione in associazione di promozione sociale ha aperto l’accesso a bandi e finanziamenti, consentendo di remunerare il lavoro degli artisti e delle artiste. Accanto alla programmazione espositiva, il collettivo sviluppa collaborazioni istituzionali, pratiche di cura, progetti editoriali e interventi anche in contesti esterni. Questa espansione definisce una pratica che si articola tra spazio fisico e territorio urbano, in continuità. La dimensione pubblica è la postura identitaria del progetto: lo spazio resta accessibile ogni giorno, dalle 6 del mattino fino alla mezzanotte, seguendo i ritmi della metropolitana. «Durante il Covid lo spazio ha mantenuto un accesso continuo. Chi attraversava la stazione incontrava le opere nel proprio passaggio quotidiano, e siamo state forse l’unica realtà culturale a poter restare quindi ‘visitabile’ in quel periodo.» Nel tempo, il collettivo integra cinema indipendente, progetti editoriali, performance e, come accennato, collaborazioni con realtà esterne, spostandosi anche al di fuori dello spazio fisico.

La programmazione segue una logica di stratificazione: ogni progetto modifica il precedente e contribuisce alla definizione del successivo, costruendo una continuità dinamica tra pratiche differenti. Le mostre in corso e future includono la performance di Valerio Eliogabalo Torrisi, la ricerca editoriale e performativa di Sveva Crisafulli sul rapporto tra corpo, cibo e sessualità, e i progetti di collettivi emergenti orientati a pratiche ambientali e installative. Interrogato sul tipo di pubblico che gravita attorno a spazioSERRA, Massimiliano osserva: «Non cerchiamo un pubblico preciso. Arriva chi passa, chi conosce lo spazio, chi si ferma per caso. Questo rende il lavoro instabile e, allo stesso tempo, fertile.»

SpazioSERRA si definisce così come una soglia attiva: uno spazio in cui l’arte prende forma attraverso il passaggio, lo sguardo e la relazione continua tra permanenza e attraversamento, all’interno di un contesto urbano in costante trasformazione. Spazi come spazioSERRA introducono una forma particolare di presenza nel tessuto culturale urbano, perchè la loro accessibilità continua non coincide semplicemente con una disponibilità d’ingresso, ma con una condizione di esposizione costante allo sguardo della città. Essere sempre visibili significa anche abitare una soglia instabile, in cui l’arte si confronta con la quotidianità del passaggio e con la sua imprevedibilità. In questo senso, il termine “accessibilità” si sottrae alla sua formulazione più astratta e vuota e si traduce in una pratica concreta, fatta di prossimità, attraversamento e compresenza. In questo senso, la visibilità non si esaurisce nella dimensione espositiva, ma diventa parte di un ecosistema urbano che include chi transita, chi osserva distrattamente, chi ritorna e chi scopre lo spazio per caso. Dentro questa dinamica, spazioSERRA assume un ruolo prezioso, che si radica anche nel quartiere: una risorsa culturale che contribuisce a costruire continuità tra pratiche artistiche e vita quotidiana, accogliendo la possibilità, l’esperimento, e l’alterità, in tutte le sue sfaccettature.



[📷 Courtesy of spazioSERRA]

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