Social media: postare meno è la nuova definizione di coolness

C’è stato un tempo, e non parliamo di così tanti anni fa, basta tornare ai mitici anni ’90, in cui le cool girls erano avvolte da un velo di mistero: non sapevi dove fossero, cosa facessero, quale fosse la loro skincare routine o il ristorante preferito. L’unico spiraglio sulla loro vita privata erano le paparazzate, di altissimo valore, che bastavano a far impazzire i fan. Erano le supermodels, le attrici, le socialite e le icone pop, personaggi la cui distanza contribuiva direttamente al loro fascino.

Oggi con i social media la dinamica si è ribaltata. Prendiamo figure come Kim Kardashian: tra post, stories contenuti sponsorizzati, costruiscono e controllano costantemente la propria narrazione e non è più il pubblico a immaginare o interpretare ma tutto è mostrato, raccontato e spiegato. Certo, questo ha generato enormi opportunità economiche e nuovi modelli di business impossibili negli anni ’90. Ma ha anche ridefinito la percezione di cosa significhi essere davvero cool.

Oggi sta ancora una volta cambiando: le icone della Gen Z come Vittoria Ceretti, Alex Consani, Mathilda Gvarliani postano meno, molto meno. Scelgono con cura cosa condividere, preferendo pubblicare i propri lavori più che la loro quotidianità. Stesso discorso per icone come Gabbriette o Lily-Rose Depp, la cui vita personale sembra quasi inesistente online, mentre la carriera parla da sé.

La Gen Z, paradossalmente la generazione dei social, ha capito una cosa semplice: la vita vera inizia fuori dallo schermo. E più vivi, meno posti e più sei cool. Il silenzio digitale diventa una forma di presenza più potente dei contenuti stessi; un segno di personalità, identità e sicurezza. L’oversharing non è più interessante, è prevedibile, e al suo posto arrivano immagini criptiche, foto spontanee, post che comunicano un’estetica prima ancora che un “cosa sto facendo”. Anche l’estetica infatti segue questa trasformazione con un mix di minimalismo, vibe anni 2010, Tumblr 2.0, polaroid digitali e foto che sembrano venire da un archivio personale accidentalmente svelato. Si posta meno, si posta “male”, ma proprio lì sta il fascino.

Che la Gen Z e i Millennial differiscono tra loro non solo per l’altezza dei calzini ma anche per il modo di postare è una cosa nota da tempo, tra estetiche e modi di comunicare profondamente diversi, ma è innegabile che ora l’interesse stia virando verso chi riesce a far percepire la sua personalità anche senza oversharing.

Emblematico anche il recente video virale di Kim Kardashian: un contenuto quasi inedito per il suo profilo, in cui mostra la fatica di prepararsi all’esame da avvocato e le lacrime per non averlo superato. Un video che ha generato empatia e amore dai fan, che hanno mostrato vicinanza a kim che per una volta si è mostrata in un momento di fallimento e non di glamour e lustrini. Un primo passo verso “un’umanità social” che attira l’attenzione pur rimanendo in silenzio, calibrando e dosando ciò che viene condiviso e soprattutto ciò che viene tolto agli occhi del pubblico.

[📸 Courtesy of Netflix]

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