Sisi: i diamanti dell’imperatrice austriaca furono ispirati al Flauto Magico di Mozart

L’iconico ritratto dell’imperatrice Elisabetta d’Austria (1837–1898), meglio conosciuta come Sisi (forma corretta con una sola “s”, sebbene in Italia sia diffuso “Sissi”), dipinto da Franz Xaver Winterhalter, ha fissato per sempre la sua immagine nella cultura popolare come quella di una donna straordinariamente bella ed elegante. Nel dipinto l’imperatrice appare in tutta la sua grazia: un lieve sorriso illumina il volto, mentre una cascata di diamanti a forma di stella brilla tra i lunghissimi capelli che l’hanno resa celebre. Eppure pochi sanno che questo look leggendario, diffusosi rapidamente, fino a diventare il “look del secolo”, fu ispirato da Wolfgang Amadeus Mozart. Dopo aver assistito a una rappresentazione di Die Zauberflöte, Elisabetta rimase infatti affascinata dalla Regina della Notte, i cui capelli scintillavano di stelle. Colpita da quell’effetto celestiale, si rivolse al gioielliere di corte Köchert, che realizzò per lei una serie di spille a forma di stella in diamanti – si dice fossero ventisette – pensate per essere indossate tra i capelli. Sisi sfoggiò queste stelle ai numerosi balli di corte, dando il via a una vera e propria moda tra l’élite europea. Gioielli simili furono indossati anche da figure come la regina Alexandra del Regno Unito e la regina Maria Pia del Portogallo, che li esibirono a loro volta nelle occasioni mondane.

Sisi contribuì in modo decisivo a definire i canoni di bellezza dell’immaginario ottocentesco. Era celebre per la sua meticolosa attenzione all’estetica e soprattutto per i suoi capelli straordinariamente lunghi, divenuti oggetto di leggende e storie popolari. Secondo le cronache, era alta 1,72 m e pesava circa 50 kg; i suoi capelli castani, foltissimi, sciolti le arrivavano fino alle caviglie. La cura della propria immagine richiedeva una disciplina quasi rituale: fino a tre ore al giorno per vestirsi, con abiti spesso cuciti direttamente sul corpo per esaltarne la silhouette; anche un’ora per allacciare il busto che le garantiva il celebre “vitino di vespa”. Il lavaggio dei capelli, effettuato ogni tre settimane con una miscela di cognac e oltre trenta uova, occupava un’intera giornata, durante la quale l’imperatrice non voleva essere disturbata.

La fama postuma di Elisabetta di Baviera è legata soprattutto alla trilogia cinematografica diretta negli anni Cinquanta da Ernst Marischka, con Romy Schneider nel ruolo dell’imperatrice e Karlheinz Böhm in quello dell’imperatore: Sissi (1955), Sissi – Die junge Kaiserin (1956) Sissi – Schicksalsjahre einer Kaiserin (1957). In questi film, ai quali si deve la diffusione del soprannome “Sissi”, l’imperatrice è raffigurata come una giovane donna spontanea e ingenua, in una versione fortemente romanzata. Romy Schneider tornò a interpretare Elisabetta in Ludwig (1972) di Luchino Visconti, accanto a Helmut Berger nel ruolo di Ludovico II di Baviera. Qui l’imperatrice appare in una veste più disincantata, aristocratica e realistica, restituendo maggiore complessità a una figura che ancora oggi rimane una vera icona di bellezza e di stile.


[📷 commons.wikimedia.org / Franz Xaver Winterhalter ]

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