Simboli senza tempo: dal triangolo di Prada alle suole di Louboutin

Cosa rende un brand di moda immediatamente riconoscibile? A volte basta un dettaglio – una suola rossa, una texture trapuntata o un logo mitologico – per imprimere un marchio nella memoria collettiva e trasformarlo in un’icona. Non si tratta solo di simboli estetici, ma di veri e propri racconti visivi, capaci di evocare storie di innovazione e maestria artigianale.

Prendiamo, ad esempio, il celebre morsetto di Gucci: un dettaglio d’ispirazione equestre, decontestualizzato da Aldo Gucci, che ancora oggi è imprescindibile per la maison fiorentina, a distanza di 70 anni dal debutto. Nello stesso periodo fu lanciata sul mercato la celebre borsa 2.55, che Coco Chanel rivestì di pelle trapuntata ispirandosi alle giacche degli allevatori di cavalli. La tela Monogram che decora gli articoli di Louis Vuitton, invece, getta le sue radici nel 1896, quando Georges Vuitton disegnò un logo formato dalle lettere L e V accompagnate da un motivo a fiore, per rendere riconoscibili i bauli e la valigeria.

Emblematico è anche il triangolo di Prada, utilizzato per la prima volta nel 1913 dal fondatore Mario Prada che decise di stilizzare la “A” del marchio. O le suole rosse delle scarpe Louboutin, consacrate nel 1993 grazie allo smalto rosso di un’assistente di Christian Louboutin. Sempre nel 1993, Gianni Versace si legò indissolubilmente alla testa di Medusa, ispirandosi al ritrovamento di una testa in marmo durante degli scavi archeologici a Reggio Calabria. Ha una storia ben più antica il tessuto Toile de Jouy, tanto caro a Christian Dior sin dall’apertura della sua prima boutique.

Nel primo negozio Burberry, invece, venne battezzato l’Haymarket Check, che da semplice fodera divenne il motivo di spicco del brand inglese riconosciuto in tutto il mondo. Tra le ugly shoes più amate al mondo, le Tabi sono il simbolo di Maison Margiela sin dal 1988 e vantano una storia tutta giapponese.

[📸 BACKGRID / IPA; MEGA; Instagram: chiaraferragni]

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