In occasione della Shanghai Fashion Week ha sfilato ieri SHUSHU/TONG, uno dei brand cinesi emergenti più conosciuti ad oggi,soprattutto tra i giovanissimi. Con base proprio a Shanghai, il marchio è stato fondato nel 2015 da Liushu Lei e Yutong Jiang, designer formatesi al London College of Fashion con esperienze precedenti presso Simone Rocha e Gareth Pugh. Le due designer hanno costruito nel tempo un linguaggio riconoscibile fatto di silhouette originali, sartorialità curata e dettagli iper-femminili, come ruches, fiocchi o abitini a campana abbinati a fit dal taglio sbarazzino, in equilibrio tra femminilità infantile e irriverenza contemporanea.
Il brand ha fatto un po’ da ponte generazionale tra l’estetica più che consolidata di brand come Simone Rocha, per esempio, e brand emergenti come Sandy Liang, posizionandosi come uno dei primi marchi capaci di sdoganare questa femminilità naive prima del suo exploit nei vari trend come ballet core o lolita, visti spopolare tra la Gen z gli scorsi anni.
Con la collezione Autunno/Inverno 2026 intitolata The Invented Self, SHUSHU/TONG evolve ulteriormente il proprio immaginario. I codici del brand restano riconoscibili, ma vengono attraversati da un sottile senso di disordine e costruzione artificiale: un gioco di contrasti che mi ricorda in modo molto diretto le tensioni estetiche esplorate da Miuccia Prada per Miu Miu. La femminilità, pur rimanendo centrale, si fa meno spontanea e più costruita, quasi performativa, introducendo una nuova dimensione di “travestimento” finora meno evidente nel brand.
In passerella, questo si traduce in layering più complessi e in una maggiore presenza di elementi maturi e borghesi: completi gonna-blazer sovrapposti a pullover in jersey, abiti al ginocchio dalle silhouette anni ’50, guanti, borsette e cappellini dal sapore rétro. I fiocchi e i tartan convivono con scarpe sportive basse, mentre dettagli in pelliccia, tra spalline e stole, aggiungono profondità materica e suggeriscono nuovamente un taglio più vintage. I leggings stirrup emergono come elemento chiave per il guardaroba femminile, mentre la proposta maschile resta più lineare, giocata su pantaloni morbidi abbinati a camicie e maglioni, giocando più sul contrasto cromatico che su particolari tagli.
Il risultato che emerge dalla collezione è quello di una femminilità più matura: la ragazzina un po’ sbarazzina degli albori è diventata ora meno ingenua, più adulta, più consapevole del proprio vestire. Il romanticismo fanciullesco è ora tradotto in una signorilità abbozzata, i tratti iper femminili si trovano in accessori dal gusto di altri tempi, mentre la contemporaneità emerge in qualche dettaglio, che ho trovato però meno giocoso o irriverente.
[📷 Instagram: shushu__tong]