Stando a quanto riportato da BOF, la stragrande maggioranza dei visitatori dei siti web dei brand è ancora composta da esseri umani, ma la situazione starebbe cambiando rapidamente. Secondo Adobe Analytics, i rivenditori statunitensi hanno registrato un aumento del 1.200% delle visite provenienti da fonti di intelligenza artificiale generativa tra luglio 2024 e febbraio 2025. Salesforce prevede che le piattaforme e gli agenti di intelligenza artificiale genereranno 260 miliardi di dollari di vendite online globali durante le festività natalizie.
Questi agenti, lanciati da aziende di intelligenza artificiale come OpenAI e Perplexity, sono in grado di eseguire autonomamente numerose attività tra cui navigare sul sito di un rivenditore, aggiungere un articolo al carrello e completare la procedura di pagamento per conto di un acquirente. L’agente introdotto di recente da Google acquisterà automaticamente un prodotto quando il prezzo scende al di sotto di un determinato valore impostato dall’utente. Questa forma di shopping è ancora agli albori: gli agenti di acquisto basati sull’intelligenza artificiale disponibili tendono ancora a essere poco pratici. A lungo termine, tuttavia, molti esperti di tecnologia immaginano un futuro in cui gran parte dell’attività online sarà guidata dall’intelligenza artificiale, che si tratti di consumatori che scoprono prodotti o di agenti che completano le transazioni.
Per prepararsi, le aziende, dal colosso della vendita al dettaglio Walmart ai marchi di moda di lusso, stanno riconsiderando tutto, dal modo in cui progettano i loro siti web al modo in cui gestiscono i pagamenti e la pubblicità online, nel tentativo di catturare l’attenzione dell’intelligenza artificiale e non solo quella degli esseri umani. Con l’avvento dell’IA negli acquisti online, le aziende stanno passando dalla SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca, ovvero garantire che i prodotti appaiano in cima a una query di ricerca su Google) all’ottimizzazione generativa per i motori di ricerca (GEO) o all’ottimizzazione per i motori di risposta (AEO), il cui obiettivo è catturare l’attenzione di un’intelligenza artificiale che risponda alla richiesta di un utente.
Un processo non facile, soprattutto perché non è sempre chiaro nemmeno alle stesse aziende di intelligenza artificiale come i loro strumenti classifichino i prodotti. Sebbene esistano indicazioni su ciò che attrae la loro attenzione, i prodotti con contenuti ricchi e ben strutturati tendono ad avere un vantaggio, così come quelli che sono spesso oggetto di conversazioni e recensioni online. Inoltre, con l’aumento del ricorso all’intelligenza artificiale da parte dei consumatori, la natura stessa del marketing online potrebbe cambiare, uno scenario che metterebbe a dura prova persino l’impero pubblicitario di Google. Le tattiche che funzionano sugli esseri umani, come i post sponsorizzati con immagini accattivanti, potrebbero rivelarsi inefficaci per catturare l’attenzione dell’IA. Ciò costringerebbe i rivenditori a ridistribuire il budget pubblicitario.