È quasi surreale pensare che Parigi, patria dell’Haute Couture, di un immaginario costruito sulla raffinatezza, sull’eccellenza sartoriale e su uno stile di vita riconosciuto a livello globale, si sia lasciata sedurre dal fascino discutibile di Shein. Il colosso cinese dell’ultra fast fashion è approdato nella capitale della moda con il suo primo store temporaneo non solo in Francia, ma al mondo, situato al sesto piano del prestigioso grande magazzino BHV, edificio storico che si affaccia sull’Hôtel de Ville dal 1856.
Parigi è divisa: da un lato, code chilometriche di persone entusiaste all’idea di poter acquistare capi a prezzi irrisori; dall’altro, manifestanti che protestano contro un modello di consumo insostenibile e privo di etica. È l’immagine di una generazione che pur consapevole delle conseguenze ambientali e sociali del fast fashion, continua a cedere alla tentazione del prezzo più basso e a dimostrare quanto la cultura dell’usa e getta abbia ormai normalizzato l’idea che il valore di un capo si misuri solo in euro, e non nel lavoro umano o nella sostenibilità che lo sostengono e che in questo caso ne pagano le conseguenze.
@lucauffret Énorme file d'attente devant le BHV de Paris pour l'ouverture de la première boutique Shein. #Shein #BHV #Paris ♬ DRESS! – Eternxlkz
Nel frattempo, il governo francese non ha accolto di buon grado l’arrivo di Shein nel cuore del Paese. “La bestia nera dell’industria tessile”, la definisce Le Monde, riportando che appena un’ora e mezza dopo l’inaugurazione del punto vendita il Ministero dell’Economia ha annunciato l’avvio di una procedura di sospensione delle attività della piattaforma cinese. Il sito rischia di non poter più vendere né consegnare in Francia, il suo principale mercato europeo, dove registra oltre 4,4 milioni di visitatori al giorno. La reazione a catena non si è fatta attendere. Diversi marchi francesi hanno scelto di non essere presenti all’interno di BHV, mentre Disneyland Paris ha ritirato la collaborazione per il pop-up natalizio al BHV e le relative vetrine a tema. «Le condizioni non erano più in vigore per organizzare serenamente gli eventi natalizi», ha dichiarato il gruppo.
@parisemsena Paris : Protesto contra a Shein na Rue de Rivoli – BHV Marais #shein #protesto #paris ♬ som original – Paris em Sena
Come riportato anche dal Guardian, inoltre, una banca statale francese si è ritirata dai colloqui per l’acquisto dell’edificio che ospita BHV, e il municipio di Parigi ha bloccato i piani per un progetto di partnership che avrebbe portato il logo del grande magazzino su uno stadio di rugby. Nel frattempo, il personale di BHV ha organizzato scioperi e manifestazioni nelle ultime settimane per contestare la presenza del colosso ultra fast fashion. A complicare ulteriormente il quadro, l’indagine aperta dalla procura di Parigi, affidata all’Ufficio Minori, contro Shein per la vendita di bambole pedopornografiche. L’inchiesta segue la segnalazione del deputato Antoine Vermorel-Marques, relatore della missione d’informazione sui controlli dei prodotti importati, dopo il ritrovamento sulla piattaforma di articoli come machete e tirapugni.
@louis_pisano yesterday outside SHEIN's controversial Paris debut at BHV Marais, a woman shows off her €11 sweater, declaring the store "magnificent," as a protester stands behind her in a T-shirt that reads "SHAME."
♬ original sound – louis_pisano
Nonostante la Francia rappresenti il principale mercato europeo per Shein, il governo si era già più volte espresso contro l’azienda cinese. Lo scorso giugno, ad esempio, il Senato francese ha approvato quasi all’unanimità una legge che vieta la pubblicità ai colossi del fast fashion low-cost come Shein, Temu, Aliexpress & Co., colpendo influencer, piattaforme e aziende che ne promuovono i prodotti. Solo due mesi fa, inoltre, Shein è stata multata per 150 milioni di euro dall’autorità francese per la protezione dei dati, accusata di un uso improprio dei cookie. Un quadro che rende ancora più contraddittorio il fatto che proprio la Francia, tra i Paesi più critici verso il modello di business del colosso cinese, sia diventata il teatro del suo primo store fisico al mondo.
Eppure, tutto questo sembra scivolare addosso a Shein. L’azienda ha dichiarato che la sua presenza in Francia «attirerà i consumatori più giovani e darà impulso al commercio locale», annunciando anche l’apertura di negozi permanenti a Digione, Reims, Grenoble, Angers e Limoges, all’interno delle Galeries Lafayette, gestite dallo stesso gruppo proprietario del BHV. Nella capitale che ha inventato il concetto stesso di lusso, l’apertura di Shein appare come un triste paradosso: il simbolo di un’epoca in cui anche il cuore dell’eleganza mondiale sembra disposto a barattare il proprio stile con il prezzo di un vestito usa e getta.
[📸 IPA]