Shein, colosso cinese di fast fashion, sembra aver intrapreso la sua strada verso il declino. In crescita esponenziale dal 2019 al 2021, con un boom di vendite soprattutto in periodo pandemico, la scorsa primavera Shein ha perfino ottenuto una valutazione di 100 miliardi di dollari in un round di finanziamento. Ma le controversie sugli abiti scadenti, le condizioni degradanti dei lavoratori e la scarsa sostenibilità hanno svolto un ruolo cruciale per la reputazione dell’azienda.
La pubblicità negativa ha sicuramente avuto un forte impatto nell’opinione pubblica. Secondo quanto riportato da BoF (“The Business of Fashion”), il 70% dei contenuti online relativi a Shein, dal 2020 al 2023, manifestavano opinioni negative. Ma la risposta al declino di Shein tocca più fattori determinanti. Primo tra tutti, lo scarso interesse della Gen Z nei confronti del fast fashion e del “fashion haul”: una tendenza – in trend su TikTok – ad acquistare grandi ordini di abbigliamento ad un prezzo effimero, sfoggiandoli sul social. Le nuove generazioni, inoltre, avrebbero recuperato l’abitudine di acquistare i prodotti nei negozi fisici, nel periodo post Covid.
Di tutta risposta, negli ultimi tempi Shein avrebbe affrontato i commenti negativi attraverso nuove iniziative e buoni propositi. Negli scorsi mesi, il colosso avrebbe investito milioni di dollari per aiutare i nuovi designer a lanciare le loro linee sulla piattaforma, mentre l’anno scorso ha annunciato un programma per ridurre di un quarto le emissioni di carbonio entro il 2030. Nonostante ciò, dopo anni di vendite esplosive, ad inizio 2022 le entrate di Shein sarebbero rallentate drammaticamente, costringendo l’azienda ad elaborare un piano di approccio differente per il 2023.
Crediti foto: Panos Picture – Public Eye