Non basterebbero poche centinaia di caratteri per descrivere la vita di Maurizio Costanzo. Ma se proprio dovessimo sforzarci, per cercare di celebrarlo nel mare di ricordi e omaggi che in queste ore si stanno moltiplicando, l’aggettivo che useremmo sarebbe “piena”. 84 anni, la maggior parte vissuta in video, migliaia di ospiti intervistati, 4 matrimoni alle spalle e un grande pregio: quello di esserci sempre stato. Un viaggio lungo decadi, sempre da protagonista. Già dai 14 anni, quando con una lettera chiese consigli al suo idolo Montanelli e poi iniziò da subito nella redazione di “Paese Sera”. I baffi, le camicie Dino Erre, il sax, il teatro Parioli, il film con Scola, “Se telefonando” scritta per Mina, con Morricone e De Chiara.
Nei ’60 il suo “7×8” a Trastevere, locale di cabaret, diede il via alla carriera di un certo Paolo Villaggio, allora ancora operaio alla Cosider. Nei ’70 inventò il genere del talk show con “Bontà loro” in Rai. Negli ’80 prima con Mondadori, poi con Berlusconi, diede il via al “Maurizio Costanzo Show”, durato oltre 40 anni con 45 mila ospiti. Questo numero è forse il segno dell’altruismo che lo ha contraddistinto. Lui che dava, a chi meritava, un palco sul quale esibirsi, uno spazio in cui parlare. Lo fece con Villaggio, lo rifece con Fiorello, aiutandolo dopo un periodo difficile, con “Buona domenica” e con “La febbre del venerdì sera”. Nei ’90 la lotta alla mafia, con l’”avversario” Michele Santoro, che gli costò un attentato in Via Fauro, in cui sopravvisse per una titubanza di pochi secondi.
Maurizio Costanzo è stato uno dei sovrani della tv. Come Corrado, Raimondo e Sandra, Mike Bongiorno, i tenori con cui realizzò uno splendido speciale nel 1998. E insieme alla sua regina, Maria De Filippi, ha creato un solco difficilmente replicabile. «Quando io dissi che volevo trovare la donna nella mano della quale morire, l’ho trovata», ripeteva di continuo nelle interviste. Quel desiderio si è avverato, ma ne ha lasciato uno a noi: quello di poterlo ringraziare un’ultima volta. Tocca farlo qui, chiudendo questo pezzo come faceva lui al termine delle infinite puntate del Costanzo Show: sipario.





