Santiago Calatrava, l’architetto che trasforma luoghi d’attesa in opere d’arte

La sua passione per l’architettura è sbocciata mentre faceva il suo primo passo all’interno della Cattedrale di Notre-Dame, a Parigi. In quel luogo, chiuso ma attraversato dalla luce, ha deciso che esaltare la bellezza dello spazio sarebbe stata la sua missione di vita. 

E così, come un treno in corsa – quelli per cui lui ama disegnare stazioni – Santiago Calatrava si è fatto spazio nel mondo dell’architettura, conquistando un posto tra i più grandi del settore.

Alcuni lo conoscono come l’architetto “dei ponti e delle stazioni”, ma Calatrava è molto di più: è un artista completo, che nel corso della sua carriera si è dimostrato un visionario creativo, capace di spiccare in varie discipline. 

I ponti, tuttavia, restano le sue opere distintive: a lui dobbiamo la costruzione del Peace Bridge in Canada, rosso ed esteticamente diverso dagli altri. La sua cifra stilistica, infatti, è riconoscibile ma in continua evoluzione. Il suo fine ultimo è quello di creare un’architettura democratica, che riunisca le persone offrendo loro dei luoghi d’attesa belli da vedere e da vivere.

Le stazioni sono un altro suo grande cavallo di battaglia. L’Oculus a New York, costruito sulle macerie dei tragici attacchi terroristici del 2001, addolcisce l’attesa dei viaggiatori, ricordando agli americani che è possibile rinascere anche dopo le pagine più drammatiche della nostra storia. 

E poi c’è quella di Reggio Emilia AV Mediopadana, che si distingue a chilometri di distanza per la sua forma mutevole e avveniristica. Anche in questo caso, Calatrava è riuscito a trasformare un luogo d’attesa e di passaggio in una vera opera d’arte.

[📷 calatrava.ch]

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