Lo dicevano nella missione Apollo 13, quasi 60 anni fa. Lo abbiamo pensato anche ieri sera: Sanremo, abbiamo un problema. La prima serata di questo Festival 2026 ci ha lasciato un verdetto netto: non ci siamo proprio. E la cosa, forse, il buon Carlo Conti, in cuor suo, la sa pure.
Un anno fa eravamo qui a constatare i tempi record con cui il conduttore portava avanti una scaletta frenetica, per dare ritmo e arrivare prima al traguardo. Quest’anno pare si sia rabbonito. Mano sul cuore? No. C’è poca carne al fuoco, c’è bisogno di allungare il brodo. Il cast è uno dei più deboli degli ultimi 10 anni. La qualità delle canzoni pure.
E dire che il sentore ce l’avevamo avuto anche durante il preascolto. Ma la speranza era: magari risentendole cambierà qualcosa. Niente, non è scattata la magia. Nemmeno nel resto dello show. Ci lamentavamo della fretta? Adesso, invece, la qualità degli scambi tra conduttori e ospiti è farraginosa. A tratti noiosa. E nemmeno gli ascolti, stavolta, hanno premiato (58% con 9,6 mln di spettatori vs il 65,3% e i 12,6 mln del 2025).
Con tutto il rispetto per la mitica Gianna Pratesi, quasi 106 anni – arrivarci così – che stava per provocare l’incidente politico che tutta la sala stampa aspettava (si scherza); e per Kabir Bedi, alias Sandokan, ricongiunto con il “nuovo” che avanza, Can Yaman, co-conduttore per una notte con Conti e la Pausini. Una linea piatta, senza sussulti. Da entrambe le parti.
Anche se, dobbiamo ammetterlo, ci ha provato Max Pezzali dalla nave, e un pochino anche Tiziano Ferro, che quando canta i suoi pezzoni fa sempre bene. E infatti ci chiediamo noi – e chi sui social commenta il Festival -: ma chi potrebbe vincere? Eh ragazzi, non lo sappiamo. Ci sono piaciuti Levante, Arisa, Fulminacci, Tredici Pietro; bene anche Ditonellapiaga, Sayf, Sal Da Vinci e Tommaso Paradiso.
Però resta il fatto che un favorito non c’è. Così come non ci è venuta nemmeno la curiosità di vedere, nelle prossime sere, come va a finire, se la qualità è questa. Anche dal punto di vista dei look, tutti simili, soprattutto gli uomini, senza guizzi alla Achille Lauro. In sintesi 30 big forse non ce li meritavamo.
[📸 IPA]