Sanremo, la città dei fiori. Ma anche la città del reggaeton, del country e del rap. Penserete: che vi siete bevuti? Niente, siamo soltanto usciti dai preascolti delle canzoni del prossimo Festival. E le sorprese non mancano. 30 canzoni che sono l’antipasto di quello che vedremo ormai tra un mese praticamente preciso e che ci lasciano di fondo un sentimento: c’è molto equilibrio. Ma si percepisce anche una certa fatica quest’anno. A mettere su un cast che ha dei picchi, ma anche dei bassi. Abbastanza notevoli. Anomalia – se proprio vogliamo chiamarla così? Una favorita, almeno secondo il nostro parere, non c’è. Ma qualche sorpresa piacevole per fortuna c’è, ovviamente. E non vogliamo essere troppo pessimisti o radical chic.
Se con i generi c’è l’imbarazzo della scelta, sui temi a dominare è l’amore, in ogni sua forma. Quella più banale di facciata; quello puro, per una figlia o per una madre; quello per un Paese. È un cast fortemente introspettivo, forse poco legato all’attualità. Non mancano le solite canzoni sanremesi, così come non mancano i tormentoni. Ingredienti necessari che a volte sembrano stonare. Ma che ci prendiamo, perché Sanremo è Sanremo. No?
P.S. I giudizi sono ovviamente parziali. Siamo pur sempre a un primo ascolto…
Tredici Pietro, “Uomo che cade” – 7
Inconscio e impulsività. Le strofe sembrano quasi sussurrate, il ritornello esplode, cambiando completamente strada. La penna è ottima, la canzone rapisce e incuriosisce. In poche parole, Pietro è bravo.
Tommaso Paradiso, “I romantici” – 7,5
Sarà che la dedica alla figlia ci commuove, sarà che anche il riferimento a suo padre “gelido” colpisce. Sarà che ci sentiamo anche noi un po’ tra gli ultimi dei “romantici”, come Paradiso, che naviga su acque serene, ma alla fine la porta a casa e forse al podio ci punta davvero. «I romantici guardano il cielo, i romantici guardano un treno», dice. Una sana dose di miele.
Patty Pravo, “Opera” – 10 alla carriera, 6,5 alla canzone
Una classica canzone di Patty Pravo, che però quest’anno suona quasi come una salvezza. In quest’epoca tra santi, peccatori, naviganti e sognatori, lei è Opera. I social la ameranno.
Fulminacci, “Stupida sfortuna” – 7
La firma di Fulminacci è quella. Efficace, brillante, un po’ malinconica. La canzone non sorprende, ma funziona.
Luchè, “Labirinto” – 5,5
«È che sei bella come una bugia». Luchè non è imprudente, se non di cognome. Anzi, è prudentissimo. Nella sua canzone d’esordio a Sanremo rappa in italiano, ma al primo ascolto non sfonda. Forse troppo poco per un esordio? Lo scopriremo all’Ariston.
Raf, “Ora e per sempre” – 6
C’è qualcosa di già sentito. Nei grandi artisti c’è sempre il pericolo di non essere valutati per la canzone, ma per la carriera. Forse anche per questo non può stare sotto la sufficienza, ma anche perché è una canzone che sembra coraggiosa, con un sound più fresco.
Arisa, “Magica favola” – 7
Cantastorie di una storia non con un lieto fine, ma con il sorriso beffardo di chi vuole credere che, dopo una tempesta, anche nella vita l’arcobaleno torna sempre. Arisa torna all’Ariston in maniera credibile.
Serena Brancale, “Qui con me” – 7+
È finita l’epoca dei baccalà e di “Anema e core”. Canzone classica sanremese, a tratti anche disneyana, ma che finalmente mette in risalto la sua voce, che è clamorosa. La dedica alla mamma, scomparsa da poco, è sicuramente commovente. Probabile favorita?
Enrico Nigiotti, “Ogni volta che non so volare” – 7+
C’è qualcosa di Lucio Dalla nella canzone, in quello pseudofischio. Nigiotti non ha spesso il credito che merita. Con Pacifico ha scritto un testo profondo, a tratti da brividi.
LDA e AKA 7even, “Poesie clandestine” – 5,5
Sembra “Anema e core” della Brancale dell’anno scorso, ma al posto di un italoamericano ci sono due scugnizzi napoletani. Forse non necessaria.
Malika Ayane, “Animali notturni” – 7+
C’è qualcosa di “Africa” dei Toto, ma siamo a Milano, in una giungla urbana, a notte fonda. Non è Rogoredo, ma un club super chic. Un groove che convince e che, rispetto alle altre partecipazioni, stupisce, portandoci in un posto esoticissimo. Tipo Porto di Mare.
Mara Sattei, “Le cose che non sai di me” – 6-
Il titolo ci lascia intendere che Mara voglia mostrarci qualcosa di nuovo. Al primo ascolto non lo percepiamo. Una canzone che dà seguito alla sua precedente esperienza, forse in maniera troppo lineare.
Sayf, “Tu mi piaci tanto” – 7
Ritornello elementare, quasi banale, che su TikTok andrà molto. Ma che in realtà entra nella testa, con una manifesta veste da canzonetta. Non è una canzonetta, ma un buon pezzo per esordire a Sanremo. A modo suo, parlando dell’Italia, che è il Paese che ama. Questa cit sicuramente vi dirà qualcosa. Bravo.
J-Ax, “Italia Starter Pack” – 7
«’Sto paese lo capisci da un cantiere». Vero, J-Ax. Ma non immaginavamo di sentirlo su una canzone country. Da premiare il coraggio, il ritornello entra in testa, l’impressione è che farà un lungo percorso nei mesi dopo Sanremo. E magari potrebbe risultare credibile anche in Tennessee.
Fedez e Marco Masini, “Male necessario” – 7
Una nuova coppia era già nata l’anno scorso, seppur nella serata delle cover, e funziona. Il pezzo anche, forse ci aspettavamo qualcosina in più. Ma a prendersi la scena nella menzione speciale è sicuramente Masini. Certezza.
Levante, “Sei tu” – 7
Uno dei testi più crudi, ben fatti e lucidi per provare a descrivere cos’è l’amore. Non un’impresa facile, ma Levante ha sicuramente vinto la sua sfida. Dobbiamo trovare un difetto? Il ritornello, al primo ascolto, forse non convince completamente. Ma nel complesso, una canzone solidissima e bella.
Samurai Jay, “Ossessione” – 6,5
Allora, è giusto dare spazio ai fenomeni social? Sì. La canzone è brutta? No, anche se odiate il reggaeton. La balleremo tutta l’estate? Sì. Era perfetta per Sanremo? La testa dice no. Il cuore forse sì… «Questo maledetto feeling». Salsa, merengue, reggaeton: vabbè, preparatevi, perché sicuramente la canticchierete e ballerete.
Ermal Meta, “Stella stellina” – 6,5
Sì, continua con «la notte si avvicina». Ma dietro al “banale” prosieguo della celebre filastrocca si nasconde una questione da non dimenticare. Arabeggiante, forse un po’ spiazzante, sicuramente farà parlare.
Elettra Lamborghini, “Voilà” – 4
Ormai le canzoni di Elettra sembrano un concentrato di parole messe a caso che suonano bene per chiudere le rime, in questo caso con il titolo. Nel complesso non possiamo dire molto: il voto è così alto perché nel ritornello cita la Carrà e perché sarà comunque un tormentone. Quattro, voilà!
Eddie Brock, “Avvoltoi” – 6,5
Una canzone sanremese, una bella storia personale. Eddie Brock, nome d’arte di Edoardo Iaschi, sarà una possibile sorpresa ai piani alti? Non ci stupiremmo, vedendo l’exploit della sua “Non è mica te”.
Dargen D’Amico, “Ai Ai” – 6,5
Groove che spinge. Certe cose non si potranno ancora fare con l’AI, così come nemmeno essere scanzonati e mai superficiali come Dargen D’Amico. Ormai un veterano di Sanremo. Il voto non lo abbiamo chiesto a ChatGPT, giuriamo.
Nayt, “Prima che” – 6+
Il flow è ottimo, la canzone è orecchiabile. “Prima che” è anche un buon appiglio che regge bene nelle strofe, ma la sensazione al primo ascolto è: non graffiante.
Bambole di pezza, “Resta con me” – 6,5
Un po’ di rock, in questo mare di reggaeton e hip hop? Sì. La canzone delle cinque artiste non è niente male. E potrebbe stupire.
Leo Gassmann, “Naturale” – 6-
Forse un po’ troppo banale, come il paragone di Roma che ad agosto sembra l’Antartide. Leo, sei molto bravo, ma già l’aveva detto Gigi D’Alessio…
Sal Da Vinci, “Per sempre sì” – 5,5
Mario Merola versione disco music. Questa canzone sarà la colonna sonora di infiniti matrimoni, procurando notevoli fortune al buon Sal, che dal rossetto e dal caffè si è spostato sull’amore eterno. C’è chi canticchierà il ritornello e chi mente. Alla fine dell’ascolto, anche Carlo Conti ha detto: «Non ho resistito». Demone.
Maria Antonietta e Colombre, “La felicità e basta” – 7+
Alle prime note ci siamo girati e chiesti: sono tornati gli anni ’80? Maria Antonietta e Colombre ci invitano a fare una rapina per riprenderci la nostra vita. Audace. Un po’ moderni Ricchi e Poveri, un po’ Albano e Romina. Ma chi se ne frega, sono loro stessi. E sono bravi. «La felicità ce la prendiamo e basta». Insieme a Ditonellapiaga, sono quelli che si distinguono più di tutti.
Michele Bravi, “Prima o poi” – 6,5
C’è una chiave in Michele Bravi che inevitabilmente intriga: che forse è un po’ sottone come noi. La canzone è bella, forse manca qualcosina nel complesso. Ma il testo è molto ben scritto.
Ditonellapiaga, “Che fastidio” – 8
Del motivo per cui Margherita Carducci, in arte Ditonellapiaga, non sia ai vertici della musica italiana, colui che vi scrive è ignaro. Sarà il tormentone del Festival. Ma già aveva promesso benissimo nel 2022, quando portò “Chimica” con Rettore, ma anche nel suo ultimo disco “Flash”. “Che fastidio” potrebbe essere tranquillamente l’inno nazionale dei trentenni.
Francesco Renga, “Il meglio di me” – 5,5
Due canzoni separate, unite in un laboratorio. Da premiare il tentativo, ma speriamo non sia il meglio di lui.
Chiello, “Ti penso sempre” – 6,5
Animo punk, ma non troppo pesante. Qualche pregiudizio c’era da parte di chi vi scrive, invece la canzone regge e forse è la migliore per un esordio. Bravo.
[📸 IPA]