Quando nel 1975 Vogue Paris contattò Helmut Newton per un servizio fotografico, il genio più provocatorio ed erotico della fotografia del ‘900, scelse di ambientare gli scatti nel quartiere de Le Marais, con protagonista la modella Vibeke, a incarnare la figura di un dandy del XIX secolo. Una femminilità androgina, potente e seducente anche se in maniera diversa rispetto ai canoni del tempo, che venne perfettamente incarnata da “Le smoking”, il completo d’ispirazione maschile disegnato da Yves Saint Laurent.
Lo scatto in bianco e nero fece immediatamente il giro del mondo ed è ancora oggi annoverato tra le fotografie di moda più potenti di sempre; uno scatto portavoce di una nuova sensualità, in cui la donna, seppur rubando dal guardaroba maschile la più classica delle uniformi, non perde un grammo della propria femminilità, ma anzi, la amplifica, dimostrando che la sensualità è un insieme di componenti talmente sofisticate e a tratti impercettibili, che può essere abilmente espressa anche in completo classico con giacca e pantaloni.
Yves Saint Laurent è sempre stato un precursore, non semplicemente di tendenze, ma di un sentire ben più profondo, che ha a che fare con la società e i suoi cambiamenti. Sapeva benissimo che in quel preciso momento storico, a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70, le donne avevano bisogno di nuove modalità di espressione, che meglio rispecchiassero i movimenti femministi e rivoluzionari del tempo. Tutto questo, senza mai rinunciare al glamour più sofisticato, alla consapevolezza del proprio potere femmineo, né tantomeno alla carica erotica. “Le smoking” fece la fortuna del couturier e venne indossato da star come Catherine Deneuve e Charlotte Rampling, icone assolute di bellezza e fascino senza tempo. Stasera, 24 settembre 2024, si è tenuta a Parigi la sfilata per la collezione Spring Summer 2025 di Saint Laurent, come sempre disegnate da Anthony Vaccarello, e non c’è dubbio che l’omaggio alla grandissima eredità di Yves sia stata egregiamente portata in auge, in tutte le sue sfumature.
Le atmosfere solenni e oscure, maestose e misteriose della collezione, erano state già anticipate dai video di teasing diffusi dai canali social ufficiali del brand nei giorni scorsi; alla regia, ça va sans dire, il maestro oscuro e controcorrente per eccellenza del cinema francese, Gaspar Noé, che ha ben saputo interpretare quell’erotismo dark e sofisticato della maison parigina, e la sfilata non ha ovviamente deluso le aspettative. Nell’headquarter generale del marchio, in una cornice di ori e velluti, i numerosi e celebri ospiti sono stati accolti e immediatamente trasportati nell’essenza più pura e autentica dell’Yves Saint Laurent style. Parigino e anticonvenzionale, impeccabilmente sartoriale e viaggiatore indefesso tra sogni e fughe esotiche, Yves questa sera era tra noi come non mai, e Vaccarello ha saputo rendergli omaggio senza scadere, nemmeno per un secondo, nel tranello della nostalgia, ma anzi rendendolo attuale, vibrante, in altre parole vivo. Perché Yves Saint Laurent era uno che la vita l’ha divorata con gusto, e non avrebbe mai sopportato di essere ricordato con passiva malinconia.
Lo show si è aperto con un tripudio del più squisito tailoring: completi strutturati nei toni del grigio, del nero e del nude, con camicie inamidate e cravatte ben strette. Indossati con sopra giacche in pelle dal design oversize, nell’autentica tradizione 80s, e grandi occhiali da sole sfumati, i completi fluttuano nella perfezione piena di grazia della catwalk, conferendo alle modelle che lo portano un allure di potenza tutta al femminile, consapevole e sofisticata. Tra loro, Bella Hadid, che con un tuxedo nero e capelli raccolti, sancisce il suo definitivo ritorno sulle passerelle dopo diverse stagioni d’assenza. Poi, la collezione prende vita ripescando altri codici fondamentali dello stile Saint Laurent: l’esotismo, viene qui raccontato attraverso long dress leggeri e preziosi, arricchiti con gioielli che sembrano importati da mete lontane, souvenir di viaggi in Africa o in Asia.
Yves Saint Laurent è stato un grandissimo viaggiatore, e le sue sfilate hanno sempre reso omaggio a diversi dei paesi che lui ha visitato: dalla Russia al Marocco, passando per la Cina, il folklore di queste terre sconosciute e misteriose è sempre stato per lui motivo d’ispirazione costante, un’evasione dalla vita spesso peccaminosa e non sempre felice che conduceva tra le strade parigine. Ma troviamo anche riferimenti alle silhouette più barocche di Yves, quelle degli anni ’80, tra tessuti damascati, balze, pizzi sensuali in abiti slim, giacche bolero dalle spalle importanti, gioielli vistosi; un richiamo al periodo gioioso della nightlife parigina, quella che lo stilista amava vivere fumando sigarette tra un club e l’altro, pur mantenendo intatta quella sua natura di irrimediabile romantico e idealista. I suoi sogni, Yves, amava trascriverli attraverso gli abiti che disegnava, e quello che Vaccarello ha fatto questa sera è di riportarli in vita, perché non c’è nulla, nemmeno la morte fisica, che possa essere in grado di porre fine al sogno eterno di uno stilista visionario. Questa sera, in passerella, ha sfilato il sogno della moda.
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