“An Ordinary Day”, un giorno qualunque. Si chiama così la nuova campagna SS25 di Saint Laurent, che vuole celebrare la poesia delle piccole cose della quotidianità. Con la direzione creativa di Anthony Vaccarello e la fotografia di Martin Parr, l’artista noto per le sue colorazioni sature e il suo occhio attento e perspicace nel raccontare la società contemporanea, un punto di vista che ritroviamo anche in questa campagna.


Scene di vita familiare, momenti d’intimità e rituali giornalieri diventano narrazioni intrise di ironia, fascino e poesia, attraverso l’obiettivo di Parr e le collezioni della maison francese. Le fotografie e il video sono ambientati in quello che sembrerebbe il giardino di una casa privata, durante i preparativi per un pranzo conviviale e collettivo. Grande protagonista, il cibo.
Che il mondo del food sia diventato un mezzo efficacissimo per raccontare le sfere più alte della creatività è ormai cosa nota: la cucina è entrata in gioco come espressione di un’estetica versatile e, mai come ora, ha avuto il suo pieno riconoscimento come strumento artistico e apprezzato da moda e arte.
Che la moda, in uno dei suoi momenti di maggior confusione, abbia bisogno proprio del cibo per ricevere consensi e recuperare terreno fertile? Il cibo, più di qualsiasi altra cosa al mondo, possiede l’intrinseca capacità di connettersi all’umanità, andando a cogliere aspetti viscerali e primordiali che hanno a che fare con il desiderio, il piacere, il godimento. Tutte caratteristiche che, in un certo senso, lo accomuna anche al mondo del luxury che, tuttavia, sta diventando fin troppo inaccessibile per essere compreso davvero. Laddove la moda separa, il cibo unisce ed è per questo che il suo potere comunicativo arriva forte e diretto al pubblico nella sua molteplicità.


In “An Ordinary Day” vediamo bicchieri con spremute d’arancia, tovaglie a fiori, servizi di porcellana, torte di panna con fragola e toast con marmellata impreziositi dai gioielli Saint Laurent. Ma anche le lussuose shopper del brand con all’interno mazzi di verdure fresche, come appena rientrati da una sessione al mercato. Vaccarello è solo l’ultimo di una lunga serie di direttori creativi a scegliere il momento del pasto e della sua preparazione come fil rouge per la sua collezione. In passato, ci avevano già pensato Jacquemus, Dolce&Gabbana, Loewe solo per citarne alcuni. E, stando ai pronostici, ce ne saranno ancora altri.
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