Royal Ascot: storia e dress code dell’evento inglese più raffinato dell’anno

Non c’è evento nel calendario mondano britannico più venerato del Royal Ascot, il principale appuntamento ippico del Regno Unito, che si tiene per una settimana ogni giugno. Dopotutto, è riservato ai migliori: il meglio delle corse, dell’ospitalità e ovviamente dello stile. L’ippica nella sua forma più raffinata, che si tratti di sport, moda o gastronomia, poche esperienze eguagliano una giornata estiva al Royal Ascot, culmine della stagione mondana londinese.

Fondato nel 1711 dalla regina Anna, appassionata di corse di cavalli, l’evento riunisce reali, amici e ammiratori non solo per puntare sui cavalli, ma anche per celebrare lo splendore sartoriale britannico, con un rigoroso dress code ⁠risalente all’inizio del XIX secolo. Le tracce di questo codice, ancora oggi in vigore anche se modernizzato, sono un omaggio all’eleganza regale e anche all’esuberanza. Fu Beau Brummell, amico intimo del Principe Reggente, a definirne le regole: gli uomini eleganti dovevano indossare cappotti neri dalla vita stretta, cravatte bianche e pantaloni sobri. A lui, che sosteneva di impiegare cinque ore al giorno per vestirsi e raccomandava di lucidare gli stivali con lo champagne, si deve l’introduzione del moderno abito maschile: sobrio, su misura, impeccabile nella vestibilità. 

Gli ospiti dell’Ascot si distribuiscono in quattro aree principali: The Royal Enclosure, The Queen Anne Enclosure, Village Enclosure e Windsor Enclosure, ciascuna con il proprio dress code, dal formale al rilassato. La Royal Enclosure, riservata alla famiglia reale e agli invitati, rappresenta l’apice dell’eleganza, soprattutto durante il “Ladies’ Day” (o Gold Cup Day), quando la moda diventa protagonista assoluta.

Dagli abbinamenti cromatici, come le preferenze delle regine Anna, Maria ed Elisabetta per il blu, il grigio e il giallo, alla lunghezza degli abiti e delle gonne, fino ai cappelli creati con estro artistico e personale, la moda all’Ascot è sempre stata uno spettacolo a sé. Eppure non tutti gli ospiti hanno sempre rispettato le regole e alcune tendenze non sono riuscite a rientrare nei canoni richiesti: tra le testimonianze storiche più emblematiche, nel 1911 WWD raccontava come le gonne a tubino e i modelli fascianti resi celebri da Paul Poiret furono vietati per un’udienza con la regina. Alcuni, come la marchesa di Villa Urrutia, ignorarono il divieto e si trovarono in difficoltà persino a eseguire un inchino adeguato. 

Nel 1910, invece, si tenne il celebre “Black Ascot”: la morte del re Edoardo VII poco prima dell’evento impose un lutto generale. Il Daily Mirror raccontò la scena monocromatica: «Gli occupanti della Royal Enclosure erano tutti vestiti di nero, tranne dove le signore indossavano fiori bianchi o collane di perle». Negli anni ’20 invece Ascot accolse le nuove libertà della moda: silhouette leggere in crêpe o raso nero, scialli con frange di pizzo, ombrellini e cappelli da giardino. Durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale l’evento fu sospeso, ma nel dopoguerra tornò trionfante con il New Look di Dior, cappelli e guanti coordinati, mentre negli spazi riservati agli uomini dominavano cilindri e tight.

Negli anni ’70 Ascot sperimentò una ventata di modernità con l’influenza dello stile Youthquake: frange, tailleur pantalone (purché accompagnati da cappelli) e un tocco di giocosità. In quel decennio nacque anche una delle tradizioni più amate: ogni sera, il Bandstand ospita un karaoke collettivo con i classici britannici, da Jerusalem a Rule Britannia, ⁠una consuetudine introdotta dalla moglie del direttore di gara. Negli anni ’80, la passione per la moda della principessa Diana riportò l’attenzione su Ascot: pur rispettando i codici, li reinterpretò con eleganza moderna, introducendo tailleur sopra il ginocchio e scollature più audaci.

Il connubio tra tradizione e modernità continua ancora oggi. Nel 2012 è stata introdotta la prima style guide ufficiale per aiutare gli ospiti a orientarsi nel dress code, e dopo la scomparsa della Regina Elisabetta II, nel 2024 lo stilista inglese Daniel Fletcher è stato nominato primo direttore creativo di Ascot, con l’obiettivo di garantirne la rilevanza anche per le generazioni future.

[📸 Getty Images]

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