Rossella Jardini: la signora Moschino in “Chi l’avrebbe detto?” racconta la sua vita a fianco del designer della maison italiana

«È una Capricorno, ascendente Hermès».

Questa la definizione che Franco Moschino coniò per lei. Rossella Jardini, una signora vera della moda italiana, colei che è stata il braccio destro del designer dell’omonimo marchio per ben 11 anni, rimanendo al timone del brand anche dopo la sua morte prematura, fino all’avvento di Jeremy Scott nel 2013.

Un rapporto non solo professionale, quello tra la Jardini e Franco Moschino, ma una vera e propria amicizia, ispirata, intensa, un connubio di vivace scambio creativo ed affettivo. Lei, personalità frizzante ed esuberante con tocchi tipici dell’High Society milanese, è stata per il designer una musa, una confidente, un’aiutante, ma soprattutto un’amica. In merito alla morte del designer avvenuta nel 1994, la Jardini ricorda «Non ho nemmeno avuto il tempo di piangere, sono tornata immediatamente al lavoro, ma l’ho sognato abbastanza spesso dopo la sua morte».

Il nuovo libro biografico “Chi l’avrebbe detto?” è una sorte di confessione prolungata al giornalista Antonio Mancinelli, dove tra ricordi, nostalgie e aneddoti divertenti in piena “ironia alla Moschino”, la Jardini si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. Come il suo disappunto circa la lunga direzione creativa del brand di Jeremy Scott, che secondo lei avrebbe letteralmente distrutto l’immaginario di Franco. Al contrario, sempre come dichiarato nel libro e a WWD, si dice molto ottimista e speranzosa del lavoro del nuovo direttore creativo Adrian Appiolaza, meritevole di aver riportato in auge molti dei codici dell’heritage del brand originale.

Il tomo di 400 pagine si presenta con una copertina jacquard, un motivo che aveva progettato lei stessa durante gli anni di collaborazione con Moschino. La sezione di apertura è piena di aneddoti volti a ritrarre la natura di questa relazione, in cui la vita privata e pubblica, gli affari e il tempo libero si sono intrecciati sullo sfondo di città sfarzose e glamour come Milano, Londra e New York. I codici chiave del marchio erano il frutto di quel rapporto, cementato da quando la Jardini aveva scelto di unirsi al brand nel 1983, agli albori di tutto. E la quintessenza di Moschino risiede proprio li, nelle conversazioni quotidiane tra gli amici Franco e Rossella: l’approccio goliardico alla vita, l’uso spiritoso delle parole, le ispirazioni.

La seconda parte si focalizza invece sugli archetipi dello stile Moschino – dai cappelli da cowboy e dalle bandiere ai motivi di animali selvatici e ai pois, il vestitino nero e la camicia bianca – e giustappone le immagini dei disegni di Franco Moschino con quelli della Jardini. Ma anche gli accessori più celebri, come la borsa a cuore, tutto viene ricordato con un pizzico di gioiosa nostalgia.

Nel capitolo di chiusura, il giornalista Mancinelli, che ha trascorso circa due anni ascoltando gli aneddoti, le confessioni e i ricordi della Jardini, ha ricreato un glossario pieno di citazioni della designer su una vasta gamma di argomenti, dall’amore, al potere e dalla coerenza, allo stile, alle dive e alle perle che risolvono tutto: «Puoi indossare anche la cosa più sciocca in assoluto e indossare una collana di perle al collo» ha detto più volte.

[📷 Instagram: Rossella Jardini]

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