«Bandiera rossa che cammina», «non prestargli mai nulla, non te lo restituirà, essere una mina vagante è la sua specialità». Queste sono solo alcune delle frasi del forte testo di “La Perla” di Rosalía, uno dei brani più acclamati del suo neo-uscito album “Lux”, già considerato un successo mondiale. Solo poche ora fa è stato rilasciato il video del brano su YouTube, che si pone come una riflessione estetica e visiva sul testo.
Il pezzo è un duetto tra Rosalía e la formazione messicana Yahritza y Su Esencia, un incontro inatteso ma potente che unisce due mondi diversi e dà vita a una ballata lenta e malinconica, sospesa tra dolore e ironia. Nonostante la melodia delicata, il testo è tagliente e trova ulteriore forza nella simbologia del video. Fin dall’incipit, «Hola, ladrón de paz», Rosalía imposta un tono teatrale, più vicino a un monologo che a una canzone d’amore. Nel testo Rosalía non si rivolge ad un uomo preciso, seppure il riferimento all’ex storico della cantante Rauw Alejandro sia sottinteso, ma piuttosto a un archetipo ben riconoscibile: il narcisista cronico, capace di ammaliare per poi logorare lentamente chi ha davanti. La canzone diventa così una lettera aperta di disillusione, in cui l’idea stessa dell’amore viene smontata pezzo dopo pezzo. La parola “perla”, fulcro del testo e titolo, assume un valore ironico e sarcastico, un falso simbolo di preziosità che promette bellezza ma nasconde inganno. Con l’ingresso di Yahritza, il brano cambia leggermente colore emotivo: la sua voce, più dolce e fragile, racconta la stessa storia dal punto di vista di chi sta cercando di guarire, creando un contrasto che arricchisce il racconto.
A questo punto è chiaro che La Perla non parla solo di un ex, ma di una generazione di uomini incapaci di guardarsi dentro. Sul piano sonoro, il pezzo è una piccola lezione di produzione minimale, firmata da Noah Goldstein, Sir Dylan e dalla stessa Rosalía, costruita su chitarre acustiche dal timbro secco e su un beat quasi impercettibile che pulsa come un cuore stanco. Non c’è una vera esplosione, ma un crescendo trattenuto, fatto di armonizzazioni vocali e riverberi calibrati al millimetro. Il video traduce visivamente questi temi con intelligenza e discrezione. Diretto da Stillz, mostra Rosalía attraversare situazioni quotidiane indossando diverse forme di armatura protettiva: la primissima scena del video la vede in full gear da scherma, con tanto di spada tratta, mentre le scene successive la ritraggono in divisa da hockey su ghiaccio, mentre scivola sul campo, oppure in situazioni più quotidiane, come a passeggio per le strade di Miami o al parco con i suoi cani. Anche in queste scene però, la cantante sfoggia look da difesa: con i cani veste una tuta che le copre il corpo intero, come ad aspettarsi un attacco imminente, passeggiando tra le vie della città con le cuffie nelle orecchie porta invece quella che sembra una cintura di castità, che sbuca da pantaloni a vita bassa.
Queste immagini acquistano un significato ancor più chiaro quando si scopre che la canzone (come del resto molti brani dell’album) è stata ispirata dalla storia di una santa, Santa Fabiola di Roma, data in sposa in giovane età a un marito violento e infedele, da cui riuscì infine a fuggire. L’armatura costante nel video e i look scelti rappresentano quindi una minaccia anticipata più che reale, simboleggiando il modo in cui il trauma modifica il comportamento anche quando il pericolo non è più presente. Quando chi avrebbe dovuto amarci e proteggerci diventa la fonte del dolore, qualcosa in noi cambia: alziamo le difese, ci blindiamo, ci prepariamo al peggio. La scena nello spogliatoio, in cui Rosalía appare visibilmente esausta, in un momento di fragilità prima di svestirsi, racconta quanto sia logorante vivere sempre in allerta. La Perla non è quindi una canzone di rancore, ma di sopravvivenza, lucidità e consapevolezza: imparare a riconoscere le bandiere rosse, soprattutto quando un tempo sembravano perle.
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