Roman Abramovich vende il Chelsea: “Tutti gli utili alle vittime della guerra in Ucraina”

Continua l’effetto domino causato dal botta e risposta tra Occidente e Russia, dopo l’invasione dell’Ucraina. Le numerose sanzioni imposte alla Federazione Russa ha infatti coinvolto anche i numerosi oligarchi miliardari, proprietari di diversi asset in Europa e nel mondo. Tra questi c’è anche Roman Abramovich, imprenditore nel settore petrolifero con un patrimonio stimato di circa 12,5 miliardi di dollari, noto specialmente nel mondo sportivo per l’acquisizione nel 2003 del Chelsea, squadra di calcio inglese. Russo con cittadinanza israeliana, è tra gli uomini più ricchi al mondo. Con la squadra londinese è riuscito in 20 anni a creare una superpotenza del calcio mondiale, dopo anni di modesti piazzamenti, arrivando addirittura alla vittoria della massima competizione continentale, la Champions League, vinta nel 2012 e l’anno scorso nel 2021.

Tramite un comunicato ha esternato la sua volontà di mettere ufficialmente in vendita la società, che secondo stime varrebbe circa 3 miliardi di sterline. “Ho sempre preso le decisioni pensando all’interesse del club. Perciò ho deciso di venderlo, credo che sia nell’interesse del club, dei tifosi, dei dipendenti e degli sponsor”, dice Abramovich, spiegando la sua intenzione di dare il mandato «di creare una fondazione benefica a cui verranno devoluti i guadagni della vendita. La fondazione sarà dedicata a tutte le vittime della guerra in Ucraina. È stato incredibilmente difficile prendere questa decisione, e mi addolora lasciare il club in questo modo». Nessun riferimento al suo amico Putin, quindi, nonostante la sua recente presenza al primo negoziato tra Ucraina e Russia, in Bielorussia. Secondo stampa e politica britannica, il magnate starebbe affrettando la cessione dei suoi beni nel Regno Unito, per scampare dalle sanzioni sempre più stringenti.

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