Rick Owens SS25: il menswear tra “Hollywood” e una nuova fashion religion

Rick Owens sta attuando un processo di riscoperta e revisione della propria vita, partendo dagli esordi. Lui, quel ragazzo strano e a tratti oscuro cresciuto nella soleggiata cornice californiana, proprio adesso, raggiunta una piena maturità di carriera e non solo, sceglie di ripercorrere l’inizio di tutto.

Lo aveva dimostrato già con due collezioni precedenti, sia maschile che femminile, intitolate “Porterville”, la città in California dove Rick è nato. Lo continua con la sfilata appena conclusasi oggi, 20 Giugno 2024, chiamata “Hollywood”.

Hollywood rappresenta la seconda fase della vita del designer, quando abbandonate le discriminazioni subite durante l’infanzia, comincia ad attingere al proprio mondo e alle proprie ispirazioni per mettere in piedi il suo omonimo marchio. Ed è proprio a Hollywood Boulevard che il giovane Rick inizialmente comincia il proprio business agli inizi degli anni ’90.

La cornice è come di consueto quella magnifica del Palais de Tokyo, a Parigi, con la quale il brand ha ormai una residenza fissa ad ogni fashion week. Più che una sfilata vera e propria, questa volta Owens ha scelto di percorrere la strada dello straordinario, del trionfale, con una vera e propria “parata” in bianco, a tratti religiosa, ma comunque di fortissimo impatto.

Symphony N° 7 In A Major Op. 92: è questa la soundtrack dello show. Una sinfonia celebre, intensa, intrisa di dramma e passione, composta da Ludwig van Beethoven fra il 1811 e 1812. I primi ad entrare in scena sono i performer; equilibristi, ginnaste tenute sospese a mezz’aria grazie ad uno stuolo di modelli che avanzano sorreggendo la sottile struttura in acciaio dove i performer si snodano verso l’alto. Al culmine, una di loro sventola una bandiera che raffigura due mani che stringono tra loro in segno di pace. Un tema che, come abbiamo già visto in altre sfilate, è giustamente ricorrente in questo periodo storico.

Poi la sfilata, che ha piuttosto le vesti di una processione, procede per diversi gruppi di personaggi. Il bianco calce- polveroso, sassoso, più vissuto di quello ottico – è pressoché l’unico colore ogni presente dell’intera collezione. In un certo senso ci vengono in mente i grandi Kolossal hollywoodiani degli anni ’40 e ’50, quelli ambientati in civiltà antiche come Egitto o Roma, con queste lunghissime e sfarzosissime parate, ma in una chiave più spirituale e meno fini a se stesse.

Le silhouette di Rick Owens ci sono tutti: distopiche, disturbanti, sensuali in un modo quasi alienante. La testa risulta quasi sempre totalmente coperta da bluse o abiti hoodie, ma anche il volto a un certo punto è completamente coperto, con il terzo gruppo di modelli che percorrono la scalinata del museo parigino. Figure ibride, genderless, caratterizzate da mini dress che avvolgono il corpo quasi come si faceva con le mummie dell’antico Egitto, ma anche mantelle monospalla, e maschere che coprono completamente il volto. Le scarpe come sempre sfidano la forza di gravità: high boots scultorei fin sopra il ginocchio, con tacchi altissimi trasparenti, e una rivestizione che procedendo verso la punta diventa sempre più ampia.

Uno spettacolo suggestivo quello avvenuto oggi a Parigi; c’è così tanta poesia, raccontata con quel tocco così personale, quella visione distorta di un uomo che ha dovuto fare faccia a faccia con i propri mostri interiori, per poterne realizzare qualcosa di assolutamente unico e straordinario. Un esercito in bianco questo pomeriggio ha invaso Parigi e lo ha fatto per portare bellezza, accettazione, ma soprattutto la capacità che spesso anche i “diversi” possono realizzare i propri sogni. Dopotutto a Hollywood tutto può accadere.

[📷 Getty Images]

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