L’ignoto, la malinconia, il tribale ma anche lo strutturalismo evocativo; queste le prime parole che ci vengono in mente guardando l’ultima sfilata FW24-25 di Rick Owens, che si riconferma per l’ennesima volta il genio utopico, poetico e sovversivo, capace di emozionare raccontando ogni volta una storia di inusuale, provocatoria e talvolta grottesca bellezza.
Riprendendo il tema della sfilata maschile “Porterville”, presentata lo scorso 19 gennaio 2024, il designer californiano ha riaperto le porte della sua casa parigina situata a Place du Palais Bourbon, per continuare anche nel womenswear il fil rouge ispirato alla sua città natale e la sua collaborazione con il designer Stray Tukay nella realizzazione dei giganteschi stivali gonfiabili, accessorio chiave e iconico anche di questa collezione donna. Porterville è per l’appunto la piccola città californiana che ha dato i natali al designer, e che qui diventa nuovamente fonte d’ispirazione tradotta in sentimenti di malinconia, stranezza, doloroso decadentismo ma anche esaltazione della diversità, tutte tematiche che Rick Owens stesso ha vissuto e subito sulla sua pelle in quanto deriso proprio per la sua personalità da outsider in giovane età.
La color palette riprende alcuni dei colori tipici del brand: le variazioni di bianco, i nude freddi, i marroni, il nero ma anche il rosa, che avevamo già visto nell’uomo e che qui diventa un abile e delicato diversivo di nuance. I volumi sono eccentrici, importanti, come quelli dei crop bomber jacket o delle cappe in shearling, ma seguono anche sensualmente il corpo, come gli abiti maglieria che lasciano la schiena nuda o i bodysuits con collant ton sur ton. E poi ancora cappe e cappotti che si accompagnano a total look con cuffie avvolgenti, per un risultato “armatura” che sembra ora rievocare un Medioevo distopico, ora una protezione che il designer stesso sembra aver costruito intorno a se contro gli attacchi del mondo esterno. Concetto ripreso anche negli scultorei “Cage Dress”, che ci riportano in mente qualcosa di primitivo, antico e ancestrale, a contatto con il corpo nudo eppure corazzato, fragile ma protetto. Tutti i capi promuovono inoltre un concetto avanguardista di sostenibilità, mixando materiali riciclati e design. Rick Owens ha immaginato una gabbia per proteggersi dall’orrore della contemporaneità ma paradossalmente è una gabbia dove ci si sente molto liberi.

[📸 Avalon / IPA]