Mollate il telefono e andate a correre al parco vicino casa. No, non è l’affermazione di uno di quei sedicenti “nutrizionisti/motivatori” del web, né tantomeno lo slogan di una nuova campagna salutista. Stando a quanto riportato dal magazine newyorkese “The Cut”, praticare sport sarebbe il metodo più efficace per rimediare un appuntamento romantico nell’arco di breve tempo. “Mens sana in corpore sano” dicevano i latini, e che sia proprio un ritrovato bisogno di muoversi prendendosi cura del proprio corpo a favorire un’altrettanto ritrovata voglia di mettersi in gioco sentimentalmente?
Sono in molti, ormai da qualche tempo, a definire ufficialmente finita l’era delle app di dating. Sempre in più single lamentano, con veri e propri sfoghi sui social network, il fallimento delle app di incontri, riportando spesso esperienze a dir poco imbarazzanti di primi appuntamenti. E poco importa se una piccola percentuale afferma di aver trovato la persona della vita proprio chattando su un’app di incontri, con tanto di lieto fine, matrimonio e pargoli al seguito; per la maggioranza si tratta per lo più di esperienze poco soddisfacenti.
Un approccio troppo superficiale, un’idealizzazione spesso irrealistica della controparte con cui si sta chattando, troppi stimoli e ben poca carne al fuoco, le app di dating hanno per più di un decennio rappresentato l’approccio della società contemporanea alle relazioni. Tutti vanno di fretta, nessuno ha tempo di soffermarsi a comprendere veramente a fondo il prossimo, tutti sono passivamente ma costantemente bombardati da un’infinità di possibilità, – o meglio possibili papabili candidati -, che però concretamente si traduce in un atteggiamento approssimativo di conoscenza. Incontriamo tante persone, ma quante di queste possiamo dire di conoscere veramente?
Ed ecco che, pian piano, piuttosto che scorrere la home di un social comodamente e apaticamente sdraiati sul sofà di casa, si cercano nuovamente delle alternative più valide per incontrare l’anima gemella, o semplicemente un essere umano affine con cui intraprendere una frequentazione che non duri il tempo di qualche scambio di battute. Forse c’è più voglia di rimettersi in gioco, facendolo sul serio, fisicamente e mentalmente. Quale modo migliore se non quello di praticare un corso di attività fisica?
Partiamo dal presupposto che frequentare un corso sportivo, sia esso al chiuso o all’aperto, non significa necessariamente obbligarsi a diventare dei fan sfegatati della gym culture, soprattutto se non è mai stata una priorità personale. Non bisogna essere dei “pro” per fare quel corso di pilates o di yoga dinamico, o per provare a fare hiking in montagna la domenica mattina; si tratta piuttosto di provare ad avere un approccio di apertura verso qualcosa di nuovo, di mettersi in gioco anche in attività mai sperimentate prima, poco importa la resa finale.
Sarebbe proprio questo tipo di approccio a favorire anche una maggiore apertura umana con il prossimo: curiosità, un atteggiamento possibilista, l’accettare nuove sfide, il mettersi in gioco anche con una sana dose di ironia e fatalismo. A ben pensarci, le premesse per iniziare un nuovo corso di sport non sono poi tanto diverse da quelle con cui si inizia una relazione. Magari ci si può scoprire grandi appassionati di un qualcosa che giova a corpo e mente, o magari si può rimediare il numero di telefono del vicino di tapis roulant. In ogni caso, mica male?
[📷 brooklyntrackclub.org]